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Politica

Congresso Pdl Bergamo: il rebus dei numeri

Di Redazione3 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
E' molto complesso il quadro del prossimo congresso provinciale del Pdl

E' molto complesso il quadro del prossimo congresso provinciale del Pdl

BERGAMO — Ventimila, diciottomila, più probabile 17 e fors’anche sedicimila. In attesa di un dato ufficiale che spazzi via la ridda di voci sull’effettivo numero di tessere incassate dal Popolo della Libertà in Bergamasca, emerge un dato politico indiscutibile: la gara che si è scatenata in vista del congresso ha fatto bene al partito, ha aumentato le adesioni sul territorio.

Ora però, al netto delle tessere che verranno invalidate, il Pdl entra in una nuova fase. Quella pre-congressuale, con due schieramenti ben distinti ma un quadro sostanzialmente mutato.

C’è una differenza fondamentale fra il prima e il dopo. E’ una differenza di percezione e atteggiamento che pare una sottigliezza, ma che ha un significato politico determinante. Se fino a ieri il fronte formigoniano-ciellino ostentava sicurezza (seppur nelle segrete stanze), oggi i numeri paiono talmente grandi da legittimare pienamente anche l’opera di tessitura messa in campo da Enrico Piccinelli.

E’ impossibile prevedere quanti iscritti andranno a votare al congresso. Ma se i numeri saranno proporzionali a quanto emerso, Ë evidente che la consistenza dello schieramento capitanato da Piccinelli sarà, almeno sulla carta, molto superiore alle previsioni degli strateghi di Raimondi e Pagnoncelli.

Quale differenza reale ci sia, in termini di consenso, fra i due blocchi in questo momento non è dato sapere. E non sarebbe corretto nei confronti dei lettori azzardare cifre. Qualcuno valuta il gap in 1000 voti a favore di Piccinelli. Altri sostengono che la forbice possa allargarsi fino a tremila. Altri ancora danno in vantaggio i formigoniani. La verità verrà fuori solo il giorno del congresso.

La partita in ogni caso è aperta. Le soluzioni potrebbero essere molteplici, ivi compresa la scomposizione e la ricomposizione, parziale o totale, del quadro politico. Anche se, al momento, resta ben alto il muro contro muro fra due schieramenti, quello ciellino-formigoniano e quello laico-gelminiano.

L’ipotesi di un congresso unitario allo stato attuale è lontana. Molto lontana. Più probabile invece che si arrivi alla conta. Farebbe bene ai candidati e ai gruppi che misurerebbero il loro effettivo consenso e il vincitore sarebbe democraticamente legittimato. Ma senza una strategia che gli esperti di marketing chiamano “win-win”, il giorno dopo il congresso avremmo vincitori pronti ad imporre la loro linea e vinti poco disposti a subirla. Una tendenza che potrebbe essere amplificata dal risultato. Per questo senza una mediazione, il rischio è quello di ripiombare nel vizio capitale del Pdl: le guerre interne. Con buona pace della governabilità del partito.

Dunque, al di là delle tessere, i numeri che davvero contano per il congresso sono altri: se proprio l’1 sarà impossibile, allora determinanti saranno il 55 e il 45. Ovvero, le percentuali che pemetterebbero al vincitore di governare legittimamente e al vinto di contare molto dentro il partito. E già questa sarebbe una grande novità nel Popolo della libertà bergamasco.

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