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Editoriali Politica

Se Fini supera la Cgil a sinistra

Di Redazione2 novembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianfranco Fini

Gianfranco Fini

Su Marte, deve essere evidentemente anche il presidente della Camera, quando parla di occupazione e di crisi del Paese. E’ l’unica cosa che possiamo pensare vedendo la qualità delle sue dichiarazioni e il senso delle stesse in merito al delicatissimo tema della flessibilità del lavoro.

“Se si tende solo a favorire la possibilità di licenziare c’è il rischio di veder moltiplicare il tasso di disoccupazione che da qualche anno a questa parte sta crescendo e che riguarda in particolare un’area del Paese” dichiara l’ineffabile Gianfranco Fini.
Come dire che chi ha dei dipendenti validi e produttivi, non se li tenga stretti più che può.

L’ineffabile intende una cosa differente. Ormai su posizioni più retrive di quelle di metà della Cgil, piuttosto che aiutare un recupero di competitività, ritiene sia meglio far fallire le aziende obbligandole a mantenere dipendenti infedeli, assenteisti e improduttivi con il risultato di far finire a casa anche la moltitudine di quelli che lavorano e che per primi vorrebbero fuori dai capannoni e dagli uffici questi che non chiamano nemmeno più colleghi.

Per pudore, perché chi lavora il senso del pudore lo ha conservato. A differenza di chi pensa di avere titolo per governare e, non andando nemmeno mai al supermercato a fare la spesa, non si accorge di quanto i carrelli siano sempre più vuoti.

Certo l’ineffabile i voti da qualche parte deve pur andarli a prendere, e con la determinazione e il senso di appartenenza che ha deciso la sua scelta politica iniziale. Infatti come ebbe a dire egli stesso: “Non avevo precise opinioni politiche. Mi piacevamo John Wayne, Giuliano Gemma, Alvaro Vitali, mentre quegli arroganti estremisti rossi preferivano Che Guevara , Mao Zedong e pallosissimi cineforum. Scelsi la Giovane Italia perché in sezione proiettavano un sacco di film western”.

Oggi vediamo proiettata sul Paese l’evoluzione di un pensiero con fondamenta di tale portata etica ed ideale. Fini supera la Cgil a sinistra. Del resto, se glielo facessimo notare, ci risponderebbe con tutta probabilità che in Italia il sorpasso a destra è vietato. Dicevamo che i voti deve andarli a prendere, e quindi ci aspettiamo presto un intervento a favore dei falsi invalidi, del resto votano anche loro.

Nel frattempo attendiamo fiduciosi che rientri da Marte e vada magari a farsi un giro per le strade, magari in una zona industriale per capire che la rigidità oggi ha una sola conseguenza: la delocalizzazione. Certo è meno stimolante che fare delle immersioni in una riserva naturalistica, facedovisi portare a spese dello Stato, con tanto di consorte, ma male non farebbe.

In ogni caso proseguendo così gli imprenditori non potranno licenziare i dipendenti infedeli o improduttivi, ma, come stanno facendo, potranno chiudere intere fabbriche e portarle all’estero. Tutti a casa! Tutti in ginocchio! Mandiamo il Paese in rovina! L’importante per l’ineffabile sono i suoi voti, perché non avendo mai lavorato in vita sua, senza quelli potrebbe anche finire con il toccargli di farlo. O meglio, con la sua politica, di fare il disoccupato di mezza età. E quindi avanti così.

Anche questo Parlamento ha il suo Masaniello che, lo ricordiamo per i distratti, nella rivolta di Napoli del luglio 1647, era a capo dei “lazzaroni”.

Camillo Flammarion

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