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Politica

Pagnoncelli attacca la Lega: cerca di condizionare il congresso del Pdl

Di Redazione28 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli

Marco Pagnoncelli

BERGAMO — “Un importante esponente della Lega sta cerando di condizionare dall’esterno il congresso del Pdl”. Lo sostiene il leader dello schieramento laico-formigoniano Marco Pagnoncelli, nella seconda parte dell’intervista rilasciata a Bergamosera. Eccola.

Pagnoncelli, quello in arrivo sarà un congresso tirato. Conteranno anche i piccoli gruppi. Quanto saranno determinanti?
Se i piccoli gruppi si mettono intorno a un candidato per contare le tessere è un metodo che non condivido. Preferirei si mettessero intorno a un progetto politico. Perché se non diamo un contenuto a questo partito non si va da nessuna parte. A dare sostanza al partito ci ha provato a suo tempo Gianantonio Arnoldi, ci ho provato io, ci ha provato Saffioti. Non ci siamo riusciti. Ora siamo a un passaggio importante: o ci riusciamo o dobbiamo prendere atto che questo è un movimento e agire come se di si trattasse di un movimento, punto e basta.

In questo fase entrambi gli schieramenti hanno cercato di ampliare il più possibile il consenso. Ma non c’è il rischio che alla fine, a forza di allargare, qualche partito dall’esterno cerchi di condizionare il congresso?
E’ possibile. E’ un rischio che intravedo e che è confermato da molti indicazioni. Vox populi racconta che ci sia qualche autorevole esponente della Lega che vorrebbe in qualche misura orientare qualche suo amico dentro il Pdl, verso una propria scelta. Legittima, ci mancherebbe. Ma la cosa mi lascia perplesso.

A chi si riferisce?
Non faccio nomi, ma si tratta di un importante parlamentare.

E’ sorpreso?
Mi lascia perplesso che qualche esponente importante di un partito vada in questa direzione. Ne prendo atto. Ma credo che ognuno di noi dovrebbe fare analisi nel proprio partito prima di tutto. Noi andiamo avanti per la nostra strada, con il nostro progetto.

Fino a che punto vi spingerete? Fino alla scissione se necessario?
No. Fino alla scissione no, perché le iniziative devono essere sempre fatte dentro il partito. Io non sono fra quelli che dicono: abbandono il campo. In passato avrei avuto motivazioni per abbandonare ma non l’ho mai fatto perché penso che le battaglie politiche si facciano dentro il partito, non fuori o in altri luoghi non deputati alla politica. Se questo avviene, la politica ha perso.

Le posizioni sul congresso però non sono tutte uguali…
Il vero problema qui non è quello del candidato. Non è un candidato che ci divide. Ci divide semmai un modo di pensare, mi pare. Il nostro progetto è chiaro, la condivisione politica di questo progetto è chiara. Noi siamo fra quelli che vogliono i congressi. Altri, dall’altra parte mi sembra, dicono: i congressi è meglio non farli. Noi vogliamo i congressi per poter dire alla fine che chiunque vinca è stato eletto. Se vince Piccinelli dobbiamo rispettare quella decisione presa democraticamente.

Qual è il futuro del Pdl, in questa fase?
Fino ad oggi ci sono state imposizioni, commissariamenti, una gestione verticistica che non funziona più: è arrivato il momento di cambiare. Per tante ragioni. Perché il partito ha bisogno di includere gente non escludere, di nuova linfa, di nuovi giovani. Noi, io per primo, dobbiamo aiutare a far crescere i giovani, farli diventare responsabili e leader di questo partito. E’ una responsabilità che mi sento di portare avanti.

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