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Politica

Pagnoncelli: il nostro candidato non sarà un ciellino dogmatico

Di Redazione27 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli

Marco Pagnoncelli

BERGAMO — “Il nostro candidato al congresso del Pdl non sarà necessariamente un ciellino dogmatico. Potrebbe essere anche di Cl ma deve avere tutte le caratteristiche per unire e dialogare con il resto del partito”. E’ uno dei passaggi più importanti della lunga intervista che il leader dello schieramento laico-formigoniano Marco Pagnoncelli ha rilasciato a Bergamosera, e che pubblicheremo in due parti, fra oggi e domani.

Pagnoncelli, all’assemblea della Casa del giovane avete presentato l’embrione di un progetto politico ben preciso…
Il programma è ambizioso. Concentriamo la nostra azione politica su un partito che si sta trasformando, un partito che si deve radicare e che deve dare una classe dirigente che sia frutto della presenza sul territorio.

Mi pare di capire che ne fate una questione di programma più che di uomini…
Ne facciamo una questione di progetto politico. Abbiamo detto: questo è il nostro progetto politico: chi ci sta è benvenuto, da qualsiasi parte provenga. Non ci interessa l’appartenenza o la suddivisione classica o storica di questo partito. Ci interessa la condivisione di un progetto politico.

I partiti però sono fatti anche di candidati: quando vedremo il vostro?
Lo avremo presto. Un gruppo di lavoro comincerà a lavorare settimana prossima su alcune idee. Poi arriveremo a una rosa di candidati da proporre entro 15 giorni a una platea allargata.

Ma un identikit del candidato ce l’avete già in mente?
Abbiamo delle aspettative: trovare una persona giovane di testa, non solo anagraficamente. Deve rappresentare un’innovazione, supportata da una squadra di esperienza. Ci piacerebbe che il futuro di questo partito sia più condivisibile in una squadra che in un candidato padrone.

Democratizzazione della classe dirigente?
Senza, il partito non ha più ragione di esistere. Dopo tanti anni serve una presa di responsabilità: serve un radicamento e pertanto una responsabilizzazione anche dei livelli locali e periferici. Dal basso devono arrivare indicazioni verso i vertici. Altrimenti i congressi non servono a nulla. Il metodo delle nomine partitiche a me non appartiene più.

Le candidature: Capelli o Bizzoni?
Sono due bravi sindaci. Valuteremo nelle prossime settimane.

Durante l’assemblea hanno parlato anche Benedetto Bonomo e Marcello Moro. Papabili?
Tutti e due sono dei buoni candidati, certamente.

Ma il candidato sarà uomo di Pagnoncelli o Raimondi?
E’ un uomo che deve sposare questo progetto. Magari non troppo da una parte e non troppo dall’altra. Ma che sappia unire e tenere insieme le aspettative che vogliamo mettere in campo.

Un candidato ciellino potrebbe fare al caso o lo esclude?
Non voglio escluderlo, ma se per ciellino s’intende un dogmatico probabilmente non andrebbe bene. Se per ciellino s’intende una persona equilibrata, che abbia capacità di sintesi e dialogo, l’appartenenza non è un ostacolo. Non deve essere da una parte, deve sapere dialogare con tutti.

Ma nel vostro schieramento, per quanto solido, comanda Pagnoncelli o Raimondi?
Comanda chi si iscrive e chi si è iscritto. Nella prossima assemblea valuteremo attentamente dove staranno le posizioni.

Chi ha più iscritti, lei o Raimondi?
Non ne facciamo mai una questione di numeri, ma di contenuti. E’ sui contenuti che si raccolgono i numeri e non il contrario.

Ma voi siete disponibili a una mediazione e a un congresso unitario?
Se qualcuno vuole sposare il nostro progetto, lo vuole seguire è bene accetto. Se poi tutti vorranno seguirlo saranno bene accetti. Non abbiamo pregiudiziali se c’è interesse verso il progetto.

C’è la possibilità che dall’altra parte qualcuno migri sul vostro progetto?
Deve chiederlo a loro.

Ma ci spera?
Io credo che si debba credere in un progetto politico: se ci si crede porte aperte. Se non ci si crede vuol dire che si sceglie altro. Noi non precludiamo l’ingresso a nessuno. Chi vuol condividere il nostro percorso ben venga. Chi ne vuol fare una questione mera di numeri non rientra nei nostri piani.

Dall’altra parte c’è Enrico Piccinelli, che lei conosce molto bene…
Premetto che Piccinelli è un amico e tale lo considero. Ha tanti pregi e pochi difetti. Ma se ha sposato un progetto politico diverso da quello che abbiamo in mente noi, sarà anche l’unico difetto, ma è quello che basta per non arrivare a un accordo.

Ma alla fine questo è un confronto a distanza fra la Gelmini e Formigoni?
Non credo. In primo luogo perché io non sono ciellino e tanti miei amici non lo sono.

Però è formigoniano…
Sono amico di Formigoni, è una cosa diversa. Se per formigoniano s’intende ciellino, non lo sono. Se per formigoniano s’intende amico di Formigoni, mi onoro di esserlo. Ma non c’è, fra virgolette, nessuna appartenenza ideologica in questo. Anzi. Vanto il fatto di essere laico, riformista. Io vengo da questa tradizione. E insieme a me tanti tanti amici.

Ma il vostro schieramento è composto da laici, ciellini o formigoniani?
Il nostro schieramento è fatto da laici e riformisti, da gente più popolare, se possiamo usare il termine. Gente che ha, per alcuni versi, rapporti di amicizia verso il sottoscritto. Per altri, rapporti di stima verso Formigoni. Ma ad unire tutti è il progetto politico. Ci unisce un partito che deve essere radicato, meritocratico, e con una classe dirigente eletta e non nominata. Poi, vinca un candidato o l’altro, tutti devono stare nel partito, non possono esserci idee del tipo: ho perso il congresso me ne vado. Nel partito deve esserci spazio per tutti.

FINE DELLA PRIMA PARTE

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