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Provincia

Cromo esavalente nella falda: Brescia sequestra i pozzi e condanna

Di Redazione25 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Acque contaminate dal cromo

Acque contaminate dal cromo (foto courtesy Bresciaoggi.it)

BRESCIA — Il problema del cromo esavalente nell’acqua non è solo esclusivo di Treviglio. Nella vicina Brescia nei giorni scorsi è arrivata una sentenza di condanna per un’azienda galvanica responsabile dell’inquinamento della falda bresciana attraverso cromo esavalente, sostanza cancerogena derivata dall’acido cromico utilizzato nei processi di cromatura.

A scoprire il grave caso di inquinamento tre anni fa è stato il Nita, il nucleo investigativo per la tutela dell’ambiente voluto dall’allora procuratore Tarquini e mantenuto dal suo successore Nicola Pace con l’intento di scoprire i pericolosi casi di contaminazione del pericoloso metallo.

Trentotto i pozzi che la Procura ha ordinato di chiudere in questi anni. Si tratta di pozzi privati di cittadini, aziende e cascine della zona sud di Brescia, alcuni dei quali fornivano acqua potabile ad uso alimentare.

Nel frattempo il comune ha finito la mappatura dei pozzi abusivi, mai dichiarati: sono 132, 52 ad uso irriguo, 50 ad uso industriale e 30 ad uso potabile. Il sindaco Adriano Paroli, a suo tempo, ha fatto affiggere in tutta la città avvisi pubblici in cui chiedeva la collaborazione dei proprietari dei pozzi per un censimento reale dei rischi.

“L’avviso – si legge su Brescia Oggi – chiedeva a tutti i proprietari di pozzi privati ad uso potabile, domestico e per la produzione alimentare di far pervenire al settore Ambiente ed ecologia copia dei certificati delle analisi chimiche relative all’anno in corso. Sono analisi obbligatorie per legge e vanno eseguite per attestare l’idoneità all’uso umano dell’acqua attinta autonomamente”.

Secondo quanto riporta lo stesso giornale in una cronaca del 2008, il responsabile del Nita Antonio Oriente ha detto che “il limite massimo in falda ammesso dalla legge per il cromo esavalente è di 5 microgrammi per litro (ug/l). In via Orzinuovi, a 18 metri di profondità, se ne scoprono ben 450 mila, oggi sono ridotti alla metà grazie ai pozzi di barriera”.

La presenza di cromo esavalente è emersa per caso nel maggio 2008, durante controlli Arpa al piezometro di un’azienda di cromatura a sud di via Orzinuovi. Subito è scattata la segnalazione al Nita e il magistrato ha fatto controllare e mettere in sicurezza il sito. Sono scattate le indagini anche per altri pozzi. Mentre il magistrato provvedeva a chiusure a raffica e sequestri probatori.

Nel 2009 i controlli e l’attività giudiziaria si è allargata anche alla Valtrompia. Il pubblico ministero Fabio Salomone ha ordinato il monitoraggio di Lumezzane, Gardone, Villa Carcina e Sarezzo. E ha scoperto che le falde contengono cromo esavalente da 150 a 200 ug/l. E anche qui altri sequestri. “Per i pozzi del Villaggio Sereno, l’acqua risulta formalmente potabile perchè il cromo è inferiore a 50 microgrammi/litro. Ma la sua concentrazione è comunque alta: 20 microgrammi/litro” riporta il Corriere della Sera.

Nei giorni scorsi, il giudice dell’udienza preliminare Luciano Ambrosoli ha emesso per Ottaviano e Alberto Inselvini, figli di Giovanni Inselvini e proprietari dell’azienda Baratti di via Orzinuovi, una condanna a un anno e 2 mesi di reclusione per disastro colposo e violazione della norme di tutela ambientale.

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