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Cromo nella Bassa: quelle domande in attesa di risposta

Di Redazione24 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Treviglio

Treviglio

TREVIGLIO — Ma il cromo nell’acqua potabile c’è o non c’è? E soprattutto, in quantità pericolosa? Sono le domande che albergano in questi giorni nella mente dei trevigliesi dopo le notizie, contrastanti apparse sulla stampa.

Regna una confusione generale su questa vicenda. Una confusione che gli enti preposti finora non hanno contribuito a diradare, avvolgendo la questione di tecnicismi che la gente fatica a capire.

E dire che i rischi derivati dall’ingestione da cromo esavalente, qualora fosse presente in elevate concentrazioni nell’acqua, sono moltissimi. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro lo classifica fra gli elementi cancerogeni. E il metallo pesante provoca gravi gastroenteriti con nausea, dolori addominali, vomito e diarrea.

Nel 1958 l’Organizzazione Mondiale della Sanità consigliò una concentrazione massima ammissibile per il cromo esavalente di 50 microgrammi per litro nell’acqua potabile, sulla base di misure di salvaguardia per la salute. Tale raccomandazione è stata rivista molte volte, ma il valore non è mai stato cambiato. Il decreto legislativo 31 del 2001 (attuazione di una direttiva europea sulla qualità delle acque potabili) ha confermato il limite a 50, ma riferito al cromo totale, ovvero al tossico esavalente più il benefico trivalente.

E qui sorge la prima diatriba. Qual è il limite da considerare, il 5 o il 50? Secondo la Cogeide, l’azienda che si occupa delle distribuzione delle acque nel Trevigliese, il 50. “Il legislatore – spiega il responsabile degli Acquedotti Stefano Sebastio – quando ha stabilito il limite di 50 per il cromo totale, sapeva che parlava di un composto con 48 parti di cromo esavalente e due parti di cromo trivalente. Quindi si riferiva specificamente alla soglia del cromo esavalente. Si tratta di un limite riconosciuto a livello mondiale”.

E allora il 5 che cos’é? “E’ il valore della soglia di contaminazione – spiega ancora Sebastio -. Ovvero: è stato stabilito che la presenza del cromo esavalente in natura è di 5 microgrammi per litro. Questo è il fondo naturale: vuol dire che se trovo qualcosa in più dovrò cercare da dove viene questo surplus. Ma non si tratta di una soglia per l’acqua potabile, bensì di un limite per dar il via a una bonifica”.

Bonifica che la Regione ha messo in campo. Il Pirellone ha stanziato 5 milioni di euro. Sì perché una cosa è accertata: nella falda della Bassa il cromo esavalente è presente fin dal 2001. Il caso venne sollevato in consiglio comunale a Treviglio dall’allora capogruppo della Lega Nord, Patrizia Siliprandi che fece effettuare controlli che scoperchiarono un calderone tossico a dir poco inquietante. Sono passati anni e, nonostante siano state individuate le responsabilità, non si è fatto abbastanza per arginare il problema. La celebre barriera di Ciserano, che avrebbe dovuto proteggere Treviglio dal fluire verso valle delle acque contaminate, per esempio è ben lungi da venire. E nei mesi scorsi il presidente dell’Arpa Carlo Licotti ha detto ad Asl, Regione e Comuni interessati che ci sono altre fonti di contaminazione nella zona tra Verdellino, Ciserano, Arcene, Castel Rozzone e Treviglio. Ma si parla di falda, ovvero dell’acqua necessaria a dar da bere agli animali delle diverse aziende agricole della zona e ad irrigare i campi. Altra cosa è l’acqua potabile.

Ora, c’è del cromo esavalente nell’acqua potabile di Treviglio? La Cogeide tiene sotto controllo i pozzi da cui pesca l’acquedotto. I controlli, precisano, vengono effettuati ogni mese. L’hanno fatto anche quest’estate. “I rilievi segnalano valori in regresso, una riduzione tipica della stagionalità”, dice ancora Sebastio. Ma sul sito internet dell’azienda ci sono i dati riferiti ai prelievi di agosto: e siamo a ottobre inoltrato.

Gli ultimi rilievi pubblicati sono 5. Riguardano i pozzi dell’acqua potabile di via Crippa, via Canonica, via Blancanuca, via della Battaglie e della fontana del parco di via Mentasti. Di queste, le prime quattro sono risultate inferiori a 5 microgrammi per litro. La quinta, quella del parco, è di 8 microgrammi. La Cogeide, essendo inferiori a 50, li considera nella norma.

Eppure, in virtù del principio di precauzione, negli anni scorsi Silvio Garattini, interpellato dal Corriere in merito alla falda, aveva consigliato di non bere l’acqua di Treviglio. Mentre il professor Umberto Veronesi, oncologo di fama mondiale, aveva parlato della necessità di compiere un’indagine sulla popolazione per verificare l’effetto a lungo termine dell’assorbimento di cromo esavalente.

Alla luce di quest’incertezza, molti si chiedono perché il sindaco Pezzoni, che è persona seria ed è responsabile della salute dei suoi cittadini, non abbia ancora indetto un’assemblea pubblica, magari alla presenza di esperti scientifici indipendenti, per chiarire definitivamente la questione. I trevigliesi non sono per nulla tranquilli. In un ristorante del centro si cucina solo con acqua minerale. In alcune scuole, ci risulta, le mamme hanno dato in dotazione ai bambini bottigliette di acqua minerale, salvo poi vedersele vietate. Forse, ritengono in molti, è arrivato il momento di fare chiarezza.

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