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Politica

Congresso Pdl: la paura di perdere riaprirà la mediazione

Di Redazione24 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Pagnoncelli, Mantovani e Raimondi

Pagnoncelli, Mantovani e Raimondi

BERGAMO — La data fatidica è il 31 ottobre, giorno della consegna delle tessere a Roma. Poi seguiranno giorni di passione per capire se il tanto atteso congresso provinciale del Pdl del 27 novembre prossimo ci sarà o meno.

Nei giorni scorsi, spinti da esigenze tattiche, si sono moltiplicati gli appelli della Santanché e del coordinatore regionale Mario Mantovani a Berlusconi perché i congressi non si facciano. Solo che Alfano sui congressi e la democratizzazione del partito ha costruito tutta la sua credibilità e quindi non può più tornare indietro.

Forse, per effettive questioni logistiche, i congressi dei grandi capoluoghi slitteranno. Ma nelle province più piccole, compresa quella di Bergamo, la possibilità di un rinvio pare remota.

Dunque, se il congresso si farà, determinante per gli esiti della sfida sarà il numero di tessere che Bergamo riuscirà a portare a Roma. Ci spieghiamo meglio. La strategia dei due blocchi in gara, quella di presentare candidati propri e mostrare intransigenza verso una possibile mediazione, finora si è basata su calcoli potenziali. In estrema sintesi, i formigoniani hanno fatto la conta dei loro seguaci, i laici altrettanto. Ed entrambi si sono detti: vinciamo noi con ampio margine, quindi nessun compromesso con il rivale.

Ma i calcoli che prospettano la vittoria, per quanto precisi, sono solo sulla carta. Perché nessuno è in grado di stabilire con precisione quanti iscritti dell’uno e dell’altro blocco parteciperanno davvero al congresso. L’incertezza sulla reale consistenza dei due blocchi è tale che, al momento, non si possono fare previsioni sull’esito della sfida.

E’ evidente che se il partito bergamasco, poniamo il caso, uscisse da Roma con 5000 iscritti si aprirebbero determinati scenari. Mentre se ne ottenesse il doppio cambierebbe totalmente il quadro. Andrebbero rifatti, da una parte e dall’altra, i conti e di riflesso verrebbero modificate le strategie. E forse, per evitare sonore e drammatiche sconfitte, la strada della mediazione, che finora pareva essere fuori discussione, potrebbe riaprirsi clamorosamente.

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