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Bergamo, crescono le imprese ma sotto la media lombarda

Di Redazione21 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Situazione a luci e ombre in Bergamasca

Situazione a luci e ombre in Bergamasca

BERGAMO — E’ una situazione a luci e ombre quella descritta dall’ultimo rapporto della Camera di Commercio sulle imprese bergamasche. Secondo i dati resi noti dal Servizio documentazione economica sarebbe cresciuto, seppur di poco, nel terzo trimestre 2011 il numero delle aziende a Bergamo e provincia. Ma la crescita sarebbe al di sotto della media lombarda.

Al termine del terzo trimestre del 2011 risultano registrate in provincia di Bergamo 96.241 imprese, in aumento dell’ 1,2 per cento rispetto al corrispondente trimestre dell’anno precedente. Lo stock delle imprese attive raggiunge le 87.372 unità, in crescita dello 0,8 per cento sul terzo trimestre del 2010.

L’incremento delle imprese registrate nel trimestre deriva da un saldo positivo tra nuove iscrizioni (1.137) e cessazioni (948). Al netto delle 30 “cancellazioni d’ufficio” il saldo tra ingressi e uscite è positivo per 219 unità corrispondente a un tasso di crescita trimestrale dello 0,23%, un risultato modesto che colloca Bergamo al 66esimo posto nella graduatoria delle province italiane, al di sotto dei risultati medi di Lombardia (0,34) e Italia (0,32).

Nel confronto con lo stesso periodo dell’anno precedente si osserva un marcato calo delle nuove iscrizioni (-12,1%) e un lieve rialzo delle cessazioni (+1%) segno di un minor dinamismo della struttura imprenditoriale. Tra le imprese registrate prosegue la crescita delle società di capitale (+3,2% su base annua) e la riduzione delle società di persone (-0,8%).

Aumentano le imprese individuali (+0,8%) e le “altre forme giuridiche” (+1,9%), formate in prevalenza da cooperative. Le iscrizioni sono in aumento tendenziale per le società di capitale (+6%) e le altre forme (+12,5%) mentre diminuiscono per le società di persone (-16,7%) e le imprese individuali (-17,6%). Le cessazioni nel confronto annuo diminuiscono per tutte le forme giuridiche tranne che per le imprese individuali che registrano un incremento del 5,6%. Il sottoinsieme delle imprese artigiane è invece stazionario.

Le imprese registrate sono 33.963 con un saldo marginalmente negativo tra 383 nuove iscrizioni e 387 cessazioni. Le nuove iscrizioni artigiane sono in netto calo (-19,5% su base annua) a fronte di una riduzione meno marcata delle cessazioni (-7,4% tendenziale). Anche nel caso dell’artigianato, il risultato di Bergamo è al di sotto del dato medio regionale e nazionale. Lo stock delle imprese attive nei diversi settori è ancora in diminuzione in termini tendenziali nel trasporto e magazzinaggio (-0,3%), nelle attività manifatturiere (-0,6%) – che contano 11.809 posizioni – e nell’agricoltura e silvicoltura (-0,5%).

Gli aumenti relativamente più ampi (ma in parte amplificati da riclassificazioni delle attività) riguardano la fornitura di energia elettrica e gas, l’istruzione e la sanità e assistenza sociale, le attività artistiche, sportive e di intrattenimento. Negli altri settori, più consistenti per dimensioni assolute, si osservano progressi significativi nelle attività di noleggio, agenzie di viaggio e servizi alle imprese (+4,7%), nelle “altre attività dei servizi” (+3%), nelle attività dei servizi di alloggio e ristorazione (+2,7%), nelle “attività professionali, scientifiche e tecniche “ (+2,7%) e nei restanti servizi immobiliari e finanziari. Il commercio nel suo complesso (ingrosso, dettaglio, settore auto e intermediari) conta a fine settembre 2011 19.642 imprese attive, con una crescita dello 0,9% su base annua.

Nelle costruzioni le imprese attive sono 20.750, in aumento dello 0,2% tendenziale. Considerando la serie storica della variazione tendenziale dello stock di imprese attive e dei flussi destagionalizzati delle iscrizioni e cessazioni si nota che prosegue il percorso di allontanamento dai livelli minimi raggiunti sul finire del 2009 ma con un tasso di crescita distante dai livelli storici della prima metà del decennio e ancora nettamente inferiore al periodo pre crisi del 2005-2008.

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