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Editoriali

Se i poeti se ne vanno, restiamo soli

Di Redazione18 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Ivano Fossati

Ivano Fossati

Con l’annunciato ritiro di Ivano Fossati dal panorama musicale italiano, che segue quello di Vasco Rossi, si assottiglia sempre di più la schiera dei cantautori di vecchia scuola. Quelli abbastanza distanti dalle logiche commerciali, che scrivono se hanno qualcosa da dire.

Resistono Ligabue, Ruggeri e De Gregori, non si sa per quanto, mentre altri paiono essersi consegnati alle logiche di mercato mani e piedi. Ad un mercato discografico consumato dalla globalizzazione di fronte al quale troppi abdicano o si rinchiudono nel revival nostalgico. Per tacere delle nuove generazioni che, sempre più preparate sotto il profilo tecnico, sembrano aver abdicato alla ricerca dei contenuti e del sentire sociale.

Di questo passo non ci resteranno che i prodotti di Amici o di XFactor in un curioso mix con i Cugini di Campagna, magari con la flebo attaccata mentre si esibiscono. Una cosa è certa: con il ritiro di Ivano Fossati, il panorama musicale italiano si inaridisce sempre di più e l’Italia perde un poeta della musica.

Samuel Langhorne Clemens

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