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Editoriali Politica

Lussana (Pdl): agli amministratori serve una “scuola di politica”

Di Redazione18 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Daniele Lussana

Daniele Lussana

Si parla tanto di “crisi della politica” e di antipolitica, si parla tanto di caste e privilegi ma nessuno, fino ad ora, ha avuto l’interesse di analizzare come effettivamente stanno le cose. Nessuno ha fino ad ora fatto un’analisi disinteressata e convincente che ci portasse a capire cosa c’è che realmente non va e quale potrebbe essere la cura.

Si sbaglia, innanzitutto, a parlare di crisi della politica perchè la politica in se non può avere colpe, non può avere ne vizi e ne virtù. Sono gli uomini, i politici semmai che possono essere colpevolmente sopraffatti dai loro vizi e produrre un’azione politica scandente.

Il problema sta, secondo me, nella scarsa qualità dell’offerta politica e di conseguenza di chi deve formularla e portarla a compimento. Non mi piace e non voglio generalizzare sia chiaro. In questo discorso ci siamo dentro tutti, me compreso.
La crisi pertanto non è della politica ma dei politici. O meglio ancora la crisi si può ricercare e ritrovare certamente nei movimenti politici. Movimenti politici incapaci di mantenere una qualità alta, sia sotto il profilo “professionale” che morale ed etico dei loro candidati e dei loro eletti. La crisi è dunque una crisi delle strutture della politica che nella cosiddetta seconda Repubblica non sono state in grado di organizzarsi sul territorio ed esprimere candidati e progetti del e per il territorio. E in questa crisi ci sono cascati tutti e per tutti intendo anche i partiti che sono soliti descriversi vicini al territorio ma che nella sostanza (escludendo la mera propaganda) sul territorio non sono.

Poi c’è l’istinto di autoconservazione del politico moderno (io per politico intendo il politico “romano” quello che siede in Parlamento) che non vede, o non vuole vedere, la crisi come tale e che cerca con talvolta ridicoli e “arraffazzonati” provvedimenti o dichiarazioni di far credere alla gente che “tutto va bene”. Quel politico che nonfa mai un passo indietro, che non fa nulla per far emergere nuova gnete e nuove idee. Nessun partito e nessun gruppo parlamentare si salva da questa situazione e fatta eccezione per alcune stimabili persone il pensiero più ricorrente nella gente comune è la necessita di fare, come si suol dire, “tabula rasa”.

Ma fare tabula rasa oltre che impossibile costituzionalmente comporterebbe un rischio. Il rischio sta nell’alternativa che i movimenti offrirebbero dopo una “cancellazione” della classe politica attuale. Se il Senatore Bianchi è incapace e inefficace e lo mandiamo a casa (a godersi tutti i privilegi da ex parlamentare) il Senatore Rossi che subentrerebbe al Bianchi dovrebbe essere necessariamente “migliore” del suo predecessore. Ma questo chi lo garantisce? I partiti? Ma la domanda è un’altra: i partiti moderni italiani sono in grado oggi di esprimere una classe dirigente alternativa? Nei partiti ci sono le strutture necessarie a formare i tanto osannati giovani?

Partiamo proprio dai giovani. Io appartengo appunto quella categoria. C’è chi si riempie la bocca con frasi del tipo: “Largo ai giovani” o “avanti i giovani” oppure ancora “i giovani sono il nostro futuro” e così via. Da giovane queste frasi non possono che farmi piacere ma nella realtà dei fatti, all’interno dei partiti queste frasi hanno difficoltà a trasformarsi in realtà. Non che i partiti non vogliano candidare i giovani. Anzi ultimamente molti under 30 sono stati candidati (e molti sono stati anche eletti) negli enti locali. Il problema non sta nel candidare o nel non candidare ma nel formare ed istruire. Questo manca. Manca la famosa “scuola di politica”.

Perchè è ridicolo che un movimento formato da gente che dovrebbe amministrare la cosa pubblica non conosca non solo le leggi che la regolano ma nemmeno il concetto stesso di cosa pubblica. Una scuola di politica non servirebbe solo a dare nozioni e a spiegare procedure ma potrebbe essere un ottimo elemento di valutazione al fine di scegliere i candidati con un criterio veramente meritocratico (certo poi bisogna vedere chi fa le “valutazioni”…). Sarebbe un’operazione a costo zero che giustificherebbe anche “il costo della tessera” che oggi non si capisce bene a cosa serva.

Una “scuola politica” che in una decina di lezioni dia elementi di storia, di economia, di sociologia e di filosofia (come si fa a fare politica senza conoscere la definizione di Stato o di moneta…) e che riesca anche ad istruire i giovani ed aspiranti amministratori sulle procedure della pubblica amministrazione, sulle strutture degli enti pubblici o più semplicemente su come si presenta un ordine del giorno o un’interpellanza.

Ritornando ai “meno giovani” che potrebbero essere tranquillamente gli “insegnanti” di questa “scuola di politica” si può contestare a questi di essersi allontanati dalla gente e dal territorio e di essersi troppo impegnati in quella sorta di “gioco di società” e di parte che è diventata la politica in Italia.

Basti pensare ai Talk show e alle polemiche che ogni giorno si possono leggere sui giornali e sul web. Il filone centrale è la demonizzazione dell’avversario, gli insulti e traspare quasi la volontà di distrarre il pubblico dai veri problemi e non perchè i politici siano sprovvisti delle soluzioni di questi problemi ma perchè queste soluzioni benché giuste risulterebbero inevitabilmente impopolari.

E’ una sfida ardua e direi quasi impossibile slegare la politica dal consenso altresì risulta più semplice (ed utile), almeno teoricamente, riportare al centro della politica (e quindi anche del consenso) i problemi della gente e del Paese e lasciare da parte i litigi da bar o da stadio. Basterebbe solo un po’ più di sobrietà e di responsabilità.
Con questa mia breve analisi non voglio avere la presunzione di “indicare una via” o stabilire ciò che è bene e cio che è male ma mi limito a sottolineare quegli aspetti che seppur ovvi e naturali non trovano spazio nell’agenda politica dei movimenti politici italiani, indistintamente dal posizionamento (desta, centro, sinistra…..) e faccio questa analisi perchè vivo e “pratico” la politica ogni giorno con passione e, concedetemi il termine, con “spirito di servizio e dato che so che molti altri lo fanno con altrettanta passione, dedizione e disinteresse (ma non hanno “voce”) mi piace pensare di “punzecchiare” un po’ i dirigenti dei partiti non tanto per criticarli ma per stimolarli.

Daniele Lussana
presidente Consiglio Terza Circoscrizione
Pdl Bergamo

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