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Editoriali Politica

Le caste e l’osteria del Gambero Rosso

Di Redazione17 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Berlusconi, Tremonti e Bossi

Berlusconi, Tremonti e Bossi

“Cammina, cammina, cammina, alla fine sul far della sera arrivarono stanchi morti all’osteria del Gambero Rosso”. Ed in effetti è inquietante vedere gli ultimi sviluppi del teatrino della politica. Uno spettacolo desolante, in cui il presidente del Consiglio parla con il suo alleato Umberto Bossi, seduto al suo fianco che continua a sbadigliare, e una poltrona, quella alla sua destra, è lasciata evocativamente vuota.

Mentre le cosiddette opposizioni sono tutte all’osteria del Gambero Rosso, pronte ad avanzare andando indietro, seguendo Di Pietro e Vendola, novelli gatto e volpe, pronti a seminare le poche cinque monete che gli restano in un campo dei miracoli che miracoloso non è. E intanto il presidente della Repubblica, dimentico delle funzioni che gli attribuisce la Costituzione, che forse andrebbe riletta, lungi dal mandare “messaggi alle Camere”, gira il Paese, formulando esternazioni politiche che, nel suo ruolo di garante costituzionale, non gli competerebbero.

Il diritto di parola spetta a tutti, questo è chiaro, ma giù dallo scranno. E’ questo lo spettacolo che ci è stato offerto nei giorni scorsi. Se non si trattasse del futuro dell’Italia potremmo pensare di essere seduti a teatro a guardare Pratolini. Allora, forse, sarebbe divertente. Forse.

Tra past superministri diventati semolino dei poteri forti, irresponsabilità in difesa dei propri interessi della “casta” industriale. Perché in questo povero Paese di “casta” non ne esiste solo una, e di cittadini spremuti come limoni per mandare indenni dai danni che ha creato la “casta” della finanza.

La gente, il popolo, noi, non abbiamo bisogno di opposizioni ritirate in osteria e di maggioranze che passano il tempo a distinguersi, abbiamo bisogno di soluzioni. Perché la fine del mese, mese dopo mese, è e rimane lì. E una classe politica che invoca la necessità di questo o di quello, dalla soluzione della crisi economica a quella dei problemi occupazionali, senza peraltro avere mezza idea su come affrontarli, scaricando sul Governo tutte le responsabilità ci sembra un pessimo cuoco. Un cuoco che invocando la necessità di mettere in tavola delle pietanze non è capace di altro che non sia mettere sul fuoco una pentola d’acqua. Per servire, alla fine, appunto, acqua calda.

Camillo Flammarion

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