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Bergamo

Imprese & Territorio replica alla Cdo: la Camera di Commercio non è un bancomat

Di Redazione17 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Camera di commercio di Bergamo

La Camera di commercio di Bergamo

BERGAMO — Imprese & Territorio, il soggetto sindacale che riunisce dieci Associazioni di categoria (Associazione Artigiani, Ascom, Apindustria, Cia, Coldiretti, Confcooperative, Confesercenti, Cna, Fai e Lia) in rappresentanza di oltre 80.000 imprese del territorio e 310.000 addetti, passa al contrattacco dopo le accuse rivolte la settimana scorsa dal presidente della Compagnia delle Opere Rossano Breno alla Camera di Commercio gestita da Paolo Malvestiti.

In un lungo documento che pubblichiamo integralmente qui sotto, Imprese & Territorio rintuzza punto su punto gli attacchi della Cdo, e pone quesiti reali sull’organizzazione dell’economia bergamasca negli ultimi anni.

“Il Consiglio dei presidenti di Imprese & Territorio nella riunione di oggi all’unanimità ha approvato il seguente documento in risposta agli interventi della Compagnia della Opere.

La sussidiarietà
La Cdo accusa la Camera di Commercio – quindi anche se stessa, visto che ne fa parte fin nel vertice – di una visione dirigistica e statalista e propone più sussidiarietà per uscire dalla crisi e cambiare “modelli sbagliati e vecchi schemi”.
Alla Cdo piace dare lezioni, ce ne siamo accorti da tempo, e non perde occasione per riempirsi la bocca col termine sussidiarietà. Principio più che condivisibile, ci mancherebbe. Che lo Stato non debba fare quel che i cittadini possono fare da soli è un assunto che trova favori diffusi. Se un ente che sta “più in basso” è capace di fare qualcosa, l’ente che sta “più in alto” deve lasciargli tale compito e sostenerne l’azione. La Cdo, bontà sua, ce lo ricorda nel documento che attacca la gestione Malvestiti. Ma dimentica che, come tutte le enunciazioni, anche la sussidiarietà va declinata nell’ambito in cui l’uomo agisce. Spalmare il principio su ogni realtà, senza tener conto delle variabili e dei contesti, è un’operazione non corretta. Nel caso della Camera di Commercio dovremmo sancire che un’impresa brava a fare formazione, innovazione, internazionalizzazione e via a seguire, potrebbe benissimo fare a meno dei “corpi intermedi” camerali, riducendo l’Ente a semplice Bancomat!

Noi di Imprese & Territorio crediamo che bypassare ogni forma d’intermediazione delle componenti camerali – formula che tanto piace alla Cdo – sia un percorso non privo di rischi. Accogliendo tale principio, nell’erogazione dei fondi si finirebbe infatti per creare inaccettabili distorsioni, favorendo l’impresa che trova la sponda migliore, il canale “privilegiato”, escludendo contestualmente chi, pur meritevole e in regola con i requisiti dei bandi, non riesce a saltare sul trampolino migliore.

Insomma, si rischia di aprire la strada ad un “far west” camerale, dove chi prima arriva piglia tutto lasciando ai meno lesti un pugno di mosche. Più che sussidiarietà, ci pare che così facendo si apra la strada ad una sorta di “selezione darwiniana” delle imprese dove però non vincono i migliori, ma i più veloci.

Sia ben chiaro, Imprese & Territorio rifiuta centralismi o assistenzialismi, crede invece fermamente nella meritocrazia imprenditoriale, ma questo non vuol dire annullare ogni intermediazione, inneggiare al liberismo sfrenato, aprire all’approvvigionamento diretto delle risorse mettendo le imprese in competizione non tanto sui requisiti (garantiti dai bandi) quanto sull’efficacia del canale di ingresso alla fonte.

La mission della Camera di Commercio – ne siamo fermamente convinti – deve essere a nostro avviso quella di mettere tutte le imprese sulla stessa linea di partenza, con regole e criteri di selezione uguali, offrendo a tutte, grazie ai “corpi intermedi”, la possibilità di pianificare il proprio sviluppo con strumenti e supporti adeguati. A meno che Compagnia delle Opere non voglia tornare dritta filata a una nuova stagione di finanziamenti “a pioggia”. Ha forse nostalgia di questi metodi? Ritiene che sia questa la strada migliore per sostenere la formazione e l’innovazione e supportare le imprese bergamasche? La storia, maestra di vita, dovrebbe aver insegnato anche alla Compagnia delle Opere che là dove i finanziamenti sono stati elargiti senza intermediazioni, direttamente alle imprese, sprechi, inefficienze e cattive gestioni di denaro sono stati all’ordine del giorno.

A questo proposito, Imprese & Territorio proporrà per esempio nella partecipata della Camera di Commercio, risultante dalla trasformazione di Servitec, una progettazione articolata e moderna che verrà incontro alle esigenze delle aziende in tema di formazione, internazionalizzazione e innovazione. Questo sì, significa abbandonare il vecchio e superato sistema proposto dalla Compagnia delle Opere per un approccio sistemico degli interventi a sostegno delle imprese.

Il ruolo delle associazioni
La Cdo sembra dimenticare che il principio di sussidiarietà evidenzia anche che l’intervento della mano pubblica deve essere portato dal livello più alto al livello più vicino al cittadino. Ebbene, nel nostro caso, quale ente è più vicino alle imprese se non la Camera di Commercio che dalle imprese stesse è governata attraverso le associazioni di categoria? Associazioni che per loro natura sono il baricentro del tessuto imprenditoriale, il luogo naturale dove problemi ed istanze trovano una sponda, una sintesi e una risposta. In una parola, sono i portavoce naturali di chi, in settori diversi, fa impresa.
Stupisce allora che proprio il presidente Breno un giorno chieda di superare ogni forma d’intermediazione in nome della sussidiarietà – attaccando anche il ruolo di Bergamo Formazione – e un altro si contraddica asserendo che “….in coerenza con il principio di sussidiarietà, non tutto può essere delegato allo Stato: sono i corpi sociali intermedi che costruiscono una presenza politica, sociale e culturale”. Le associazioni di categoria o la Camera di Commercio non sono forse corpi intermedi? E perché quando c’è di mezzo l’economia (quindi i soldi) questi principi non valgono più?

Innovazione e Internazionalizzazione
Servitec è stata una formidabile intuizione, un grande laboratorio associativo, dove le varie organizzazioni sindacali hanno saputo unire idee e sforzi per dare al territorio un nuovo volano di sviluppo. Chi ha sempre predicato l’esigenza di fare sistema, ha trovato qui una risposta evidente e chiara.
Certo, i conti alla fine bisogna farli, ma è giusto ricordare che ogni esperienza è figlia dei suoi tempi. In quegli spazi va analizzata e valutata, considerando che l’esito di una sfida imprenditoriale dipende da chi guida, certo, dalle strategie messe in atto, ma anche dalla congiuntura e dal mercato, se risponde o meno a certi stimoli. Se l’impresa vacilla, la si sostiene finché è possibile, nella speranza che prima o poi possa ripartire. Così è stato per Servitec che oggi non è più nelle condizioni di stare sul mercato. Ovviamente a bocce ferme, la Cdo addita la società come un esempio addirittura “clamoroso di non oculata gestione delle risorse”. E’ una tesi che mira a demolire più che a riconoscere il valore delle cose per quel che sono realmente, con i suoi limiti e le sue positività.

Posta l’inevitabile domanda – “ma dov’erano i dirigenti della Compagnia delle Opere in questi anni mentre da membri di Giunta guidavano anch’essi la Camera di Commercio? – vorremmo che analisi e critiche non venissero sintetizzate e liquidate in poche righe a dir poco ingenerose. La Giunta Malvestiti – che sul caso Servitec raccoglie l’eredità anche della gestione camerale targata Cdo, è bene ribadirlo – ha avuto il merito di prendere subito di petto la questione. Col risultato che la società di gestione del Point sarà liquidata entro l’anno, mentre un progetto alternativo è in fase di ultimazione. Lo sta facendo sulla scia di decisioni approvate da tutti, anche dalla Cdo. L’ha forse dimenticato il presidente Breno? E’ così bravo a criticare e a demolire, che nulla propone in alternativa, per salvare quel che di buono c’è nella struttura di Dalmine. L’unico suggerimento è il solito: distribuire a pioggia le risorse direttamente alle imprese, lasciandole libere di gestirle liberamente.

Noi di Imprese & Territorio, in mezzo a tutto questa valanga di accuse, sentiamo il bisogno di esprimere stima e solidarietà a quanti hanno operato e operano in Servitec. Sentirsi parte di un’iniziativa definita “velleitaria”, “stampellata” per anni, quindi parassitaria, non fa certo piacere a quanti hanno creduto nella scommessa e a chi ancora oggi, tra mille difficoltà, vi opera e si impegna per sostenere l’innovazione delle imprese. Il rispetto verso la precedente gestione e la salvaguardia della dignità degli uomini che ci lavorano vengono prima di ogni bilancio economico. Spiace doverlo ricordare a chi non perde occasione per rifarsi ai valori cristiani.

Quanto ad Assist, la società è stata messa in liquidazione. Un segno di svolta radicale, rafforzato dalla successiva partnership con Promos. Alla Cdo questa alleanza non va bene. E allora ci tocca rifare la solita domanda: ma perché hanno votato a favore in Giunta e adesso criticano? E’ davvero un insolito caso di “strabismo” camerale, come se dopo il “sì” all’altare si chiedesse il divorzio appena usciti dalla chiesa.

Di fronte a questa presa di posizione difficilmente comprensibile, infarcita di accuse alla Giunta Malvestiti di scarsa volontà di liberalizzare, di non credere alla capacità dei singoli imprenditori di scegliersi da soli i propri partner strategici, vien da chiedersi quali obiettivi persegua Compagnia delle Opere. Forse è Promos che dà fastidio? E perché? Non vorremo pensar male, è peccato, ma…

Sacbo
L’accusa al presidente Malvestiti di non essersi schierato quando uno dei due presidenti in corsa era chiaramente sostenuto dalla Cdo fa sorridere per il tasso d’ipocrisia che permea la polemica. Come un disco incantato, anche in questo caso ovviamente la Cdo accusa e basta (facile, no?). E altrettanto ovviamente, nel corso dello scontro sulle nomine, s’è ben guardata in Giunta di aprire una posizione, un dibattitto, di chiedere, di proporre. Nulla. E’ un vizio antico. Basta esser attenti osservatori della realtà, del resto, per ricordare come in molte questioni la Compagnia delle Opere abbia sempre coltivato l’abitudine di osservare i duellanti, intervenendo solo a scontro concluso, con la polvere della battaglia sedimentata e vincitori e vinti ben definiti. A bocce ferme, insomma. Un bello sforzo, soprattutto il coraggio delle scelte!

La Cdo aveva il suo cavallo vincente in corsa e ha preferito come sempre tacere. A risultato ottenuto, ecco la lezioncina, le bacchettate sulle dita a Malvestiti. Noi di Imprese & Territorio riteniamo che in quel contesto di posizioni da subito radicalizzate, con due blocchi già in trincea, il presidente Malvestiti bene abbia fatto a mantenere un profilo di saggia cautela, evitando così un ulteriore inasprimento dello scontro tra istituzioni e mondo economico. Il rischio di una profonda e insanabile spaccatura tra gli azionisti orobici di Sacbo era da ponderare e da tenere in considerazione. Si può “avere un ruolo” anche coltivando saggiamente il senso della realtà e il senso delle opportunità, senza per questo esser definiti “isolati”.

Troppe nomine
La Cdo nel suo documento ha messo all’indice le “troppe nomine decise sempre con un occhio di riguardo agli equilibri di potere fra le componenti conservatrici di Imprese & Territorio e Confindustria”. Se fosse stata coerente coi suoi principi, la Cdo avrebbe dovuto rifiutare questa supposta logica spartitoria, dire no all’ingresso in Giunta di un proprio rappresentante. E invece è entrata e ne siamo stati felici.

Già, perché pur avendo i numeri per governare da sola, Imprese & Territorio ha creduto allo spirito di collegialità, alla collaborazione allargata fra le forze camerali. Questo era ed è ancora il nostro pensiero. Tuttavia, con amarezza dobbiamo constatare che pur avendo aperto le porte alla Compagnia delle Opere, in questo anno e mezzo da loro non sono MAI arrivate proposte, solo un’unanimità continua con l’orientamento della Giunta. Salvo poi attaccare a sorpresa. Ma la Cdo ci ha abituati a queste incoerenze. Ricordiamo ancora, sempre a proposito di nomine, quando nel precedente mandato, la Compagnia delle Opere gridò – come al solito dalle pagine dei giornali – “largo ai soli imprenditori in Giunta” e poi a rappresentarli misero un commercialista.

Cadute di stile
La Cdo ha preso a dar voti a destra e manca, a stilare pagelle con i bravi e i cattivi, con antipatici parallelismi tra l’attuale e la precedente presidenza. Ci hanno avvisati, addirittura, che potrebbero rimpiangere l’epoca Sestini. Nel furore iconoclasta, però, la Compagnia s’è dimenticata di considerare che sia ieri che oggi è stata ed è membro di giunta, quindi da anni parte del vertice. Ergo, si dà i voti e si attacca da sola. Un raro esempio di autolesionismo camerale.

Conclusioni
Per finire Imprese & Territorio perseguirà una gestione condivisa e collegiale della Camera di Commercio, ricercando nelle decisioni il consenso di tutte le rappresentanze dell’economia bergamasca. Il livello della congiuntura mondiale che non ha risparmiato il nostro territorio non permette assolutamente pretestuose divisioni all’interno del mondo imprenditoriale bergamasco. Presto i progetti che saranno elaborati in Camera di Commercio e che riguardano tutte le aziende partecipate verranno comunicati e illustrati in modo approfondito.Infatti, desideriamo che la qualità delle competenze dei consigli di amministrazione e delle loro strutture realizzino quel cambiamento da tutti auspicato all’insegna della qualità, della competenza e della professionalità”.

Marco Stucchi
presidente di Imprese & Territorio

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