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Bergamo

Sparò e uccise ladro in fuga: imprenditore condannato

Di Redazione14 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il tribunale di Bergamo

Il tribunale di Bergamo

BERGAMO — Dovrà scontare otto anni di reclusione per omicidio volontario Antonio Monella, l’imprenditore cinquantenne di Arzago d’Adda che nella notte tra il 5 e il 6 settembre 2006 sparò ad un ladro in fuga dalla sua abitazione, uccidendolo. Lo ha deciso il giudice per l’udienza preliminare Vittorio Masia.

Il processo si è svolto con rito abbreviato. La vittima, Helvis Hoxa, cittadino albanese, aveva 19 anni. Il legale dell’imprenditore, l’avvocato Enrico Mastropietro aveva chiesto l’assoluzione per legittima difesa. La nuova legge prevede infatti che, in casi di violazione di domicilio, il proprietario dell’abitazione possa difendersi per tutelare la sua incolumità, ma anche agire contro l’aggressione ai propri beni materiali.

Quella sera, Monella era in casa con la moglie e il figlio. Dopo aver sentito dei rumori e ha incontrato in corridoio un gruppo di malviventi, che gli avevano già preso le chiavi del Suv, parcheggiato nel cortile di casa. L’imprenditore ha imbracciato il suo fucile calibro 12, regolarmente detenuto, e sparato dal balcone.

IL giovane albanese è stato colpito gravemente a un fianco, mentre si trovava sul Suv. Sanguinante, il diciannovenne ha raggiunto i suoi complici che, poco dopo, lo hanno abbandonato di fronte ad un bar di Truccazzano, in provincia di Milano. Hoxa è poi morto in ospedale.

Le perizie balistiche di accusa e difesa hanno dimostrato che l’imprenditore non aveva mirato contro il malvivente in fuga. Per questo motivo il pubblico ministero aveva chiesto l’ “eccesso colposo di legittima difesa” e non l'”omicidio volontario”. Il giudice Bianca Maria Bianchi, invece, aveva rispedito gli atti alla procura, sostenendo che il reato da ipotizzare era l’omicidio volontario.

Ieri la sentenza. Secondo il giudice, sparando dal balcone doveva mettere in conto che qualcuno dei malviventi avrebbe potuto morire. Inoltre, sempre secondo il giudice, i ladri, al momento della fuga, non stavano mettendo a repentaglio l’incolumità dell’imprenditore o dei familiari. E quindi non rientrerebbero nella legge sulla legittima difesa.

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