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Prima periferia

Frattini, due anni di presidio: 67 lavoratori ancora a rischio

Di Redazione12 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le bandiere della Cgil

Le bandiere della Cgil

SERIATE — Cancelli presidiati esattamente da due anni alla Frattini di Seriate, dove dal 12 ottobre 2009, ogni giorno, arriva un drappello di lavoratori. Da principio senza prospettive erano in 90, oggi, sono rimasti in 67, in cassa integrazione fino al 31 dicembre prossimo.

L’azienda metalmeccanica, che produceva macchine per la deformazione di contenitori cilindrici ed occupava 192 persone, travolta dalla crisi, il 4 giugno 2009 aveva presentato al Tribunale di Bergamo domanda di concordato preventivo (con richiesta di esercizio provvisorio fino al 31 agosto 2009). Durante i primi mesi dopo la crisi, una parte di lavoratori è stata riassunta da Frattini Tech, la società che ha acquistato il ramo d’azienda Metal Container ed ha assunto 37 ex dipendenti Frattini.

“Cogliamo l’occasione dell’anniversario dei due anni del presidio per ricordare che il 30 novembre 2009 la Fiom-Cgil, assistita dall’avvocato Roberto Bruni, depositò una denuncia penale perché convinta dell’illegittimità della procedura di cessione di ramo d’azienda” spiega Eugenio Borella, segretario provinciale di Bergamo.

I metalmeccanici Cgil, infatti, hanno sempre sostenuto che la cessione di ramo d’azienda “fosse impropria, perché Frattini non era divisibile e rappresentava una sola realtà”. “Ad oggi – continua Borella – il magistrato aspetta che il professionista da lui incaricato concluda il lavoro e gli consegni la consulenza tecnica. Per noi la vendita del ramo d’azienda con all’interno tutti i macchinari della Frattini ha rappresentato una svendita che ha compromesso il futuro dei lavoratori. Ci dà ragione il fatto che, ancora oggi, la procedura concorsuale non sia più stata in grado di trovare un acquirente per la parte di azienda rimasta invenduta e non acquisita da Frattini Tech. Ci auguriamo, quindi, che la magistratura riconosca al più presto il grave danno che quell’operazione arrecò ai lavoratori”.

“La Fiom-Cgil, unico sindacato a rivendicare l’unicità del corpo dell’azienda, attende anche la conclusione di 12 delle 41 cause che aveva avviato con l’assistenza dell’avvocato Antonio Carbonelli e che riguardano lavoratori estromessi dal “ramo”. Ventotto di quelle cause si sono concluse con una conciliazione, mentre in un caso è stato ordinato il reintegro del lavoratore”.

“Oggi – conclude Borella – il presidio che fino al marzo 2010 aveva la funzione di evitare che Frattini Tech si appropriasse dei macchinari, dopo l’intervento delle forze dell’ordine la notte del primo aprile 2010, rappresenta un luogo di ritrovo e di condivisione per quei 67 lavoratori che ancora sono in cassa integrazione e che non sanno quale sarà il loro futuro. Auspichiamo che la magistratura faccia la sua parte e concluda nel più breve tempo possibile le proprie indagini. Pensiamo che le istituzioni bergamasche debbano mettere in campo tutte le iniziative possibili per questi lavoratori che sono ancora senza un lavoro”.

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