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Politica

Governo battuto alla Camera, Berlusconi furioso: chiederò la fiducia

Di Redazione11 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Berlusconi gelido con Tremonti lascia l'aula

Berlusconi gelido con Tremonti lascia l'aula

ROMA — Accade di raro che un governo vada sotto durante il rendiconto in parlamento sul bilancio dello Stato. Ma alla belligerante compagine dell’esecutivo Berlusconi è accaduto anche questo. Quest’oggi la Camera ha bocciato l’articolo 1 del testo per un voto.

Per combinazione, lo scivolone è avvenuto poco dopo l’ingresso in aula del premier. E così il presidente del Consiglio è stato “salutato” al grido “dimissioni-dimissioni” che si è levato dai banchi dell’opposizione.

I lavori sono stati aggiornati a mercoledì mattina. Secondo Gianfranco Fini questo voto «ha evidenti implicazioni di carattere politico». Esiste un precedente: nel 1988 anche il governo Goria venne battuto su un emendamento al Bilancio. Il presidente Consiglio salì quindi al Quirinale.

Tremonti, in aula, non ha votato due provvedimenti basilari per il suo dicastero e per la tenuta dell’esecutivo. Sul Documento di economia e finanza, approvato con due soli voti di vantaggio, non si è espresso. E sul rendiconto di assestamento di bilancio, costato all’esecutivo una sonora sconfitta, il ministro risulta in missione. La maggioranza si è imbufalita.

Ora cerca di prendere tempo e arginare i danni. Ma tanto per non farsi male, Fabrizio Cicchitto, capogruppo del Pdl, dice: “Io credo che il governo debba rendersi disponibile a un confronto politico e a verificare se abbia o meno la fiducia in Parlamento”. Anche il ministro della Difesa Ignazio La Russa, sembra d’accordo, ma si spinge oltre: “Berlusconi chieda la fiducia al Parlamento”.

Il premier è rimasto in Aula solo pochi minuti. Incredulo, ha accolto il voto con un gesto di stizza. È rimasto fermo, senza parlare con i ministri Fitto e Prestigiacomo. Poi gli si è avvicinato Cicchitto con cui ha scambiato qualche parola. Quindi Berlusconi si è alzato e senza salutare nessuno si è diretto velocemente verso l’uscita.

Sul suo percorso, seduto all’ultima sedia del banco del governo, c’era Giulio Tremonti. Il premier non lo ha degnato di uno sguardo: lo ha spostato, con un gesto che pareva di rabbia, per poi uscire dall’Emiciclo scuotendo dei fogli che reggeva in mano. Si è poi diretto nelle stanze del governo dove lo ha seguito il ministro. Al termine dei lavori li hanno raggiunti anche diversi parlamentari del Pdl e ministri, tra cui il capogruppo Cicchitto, il vicepresidente della Camera Lupi, il coordinatore Verdini e i ministri Fitto e Brambilla. Da Berlusconi sono arrivati anche il ministro Romano e il capogruppo di Popolo e territorio, Moffa. Il presidente del Consiglio, parlando con i suoi, avrebbe detto: “Dovrei essere più cattivo, ma sono fatto così”.

Tremonti in serata cerca di spegnere le polemiche. “Non c’è nessuna ragione politica per l’assenza alla Camera”, si legge in una nota del ministero. L’assenza era dovuta – spiega – “al suo impegno al ministero per la Legge di Stabilità”. Tra gli assenti anche Antonio Martino, Gianfranco Miccichè, Giancarlo Pittelli e Andrea Ronchi. Oltre ai responsabili. Anche Claudio Scajola, Umberto Bossi, Domenico Scilipoti erano assenti oggi in aula al momento del voto sull’assestamento di Bilancio 2010.

“Il governo e la maggioranza reputano necessario richiedere la fiducia al parlamento. Cio’ avverra’ sulla base delle comunicazioni politiche che il presidente del consiglio intende rendere in aula”: lo ha affermato Paolo Bonaiuti raggiunto telefonicamente al termine del vertice a palazzo Grazioli. ”Ritengo che Berlusconi andrà in aula per chiedere la fiducia mercoledì o giovedì”.

Il premier andrà in Aula per chiedere che il Parlamento rinnovi la fioducia al governo. Nella sua “comunicazione politica”, Berlusconi sosterra’ che far cadere l’esecutivo nel mezzo di una crisi economica mondiale sarebbe da “irresponsabili”. E’ la soluzione escogitata nel corso del vertice di maggioranza finito in tarda serata a Palazzo Grazioli.

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