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Politica

Mazzoleni: Partito popolare? L’Udc guarda al modello spagnolo

Di Redazione11 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Giuseppe Mazzoleni

Giuseppe Mazzoleni

BERGAMO — Si parla tanto di partito popolare. Per cercare di capirne di più su quanto accadrà nella politica del futuro prossimo abbiamo intervistato Giuseppe Mazzoleni, autorevole esponente dei centristi e capogruppo dell’Udc al consiglio comunale di Bergamo.

Mazzoleni, come vede la nascita di un nuovo partito di centro d’ispirazione popolare?
Credo che come premessa possa essere importante riportare alcuni interrogativi che già molti anni fa Luigi Sturzo poneva a sé ed a tutti coloro che erano sensibili a questi temi: quale meraviglia che le popolazioni soffrano, che le tasse pesino, che il lavoro sia oppresso? Quale meraviglia che l’ingiustizia trionfi? Oggi la nostra situazione politica, economica, finanziaria è molto chiara e sotto gli occhi di tutti così come le inefficienze e le incapacità del nostro Governo di intervenire con efficacia per affrontare i tanti problemi concreti del Paese.

Di cosa avrebbe bisogno il paese?
Da anni si parla di riforme strutturali, costituzionali ma non si sta facendo nulla di concreto ed utile per il nostro paese. Non mi pare di cogliere una seria e costruttiva progettualità da parte del Governo per aiutare le aziende ad uscire dalla crisi o i nostri giovani ad inserirsi nel mondo del lavoro o per riformare le pensioni o la legge elettorale.

E la prospettiva qual è?
In questo contesto il Paese rimane fermo o forse arretra, non può minimamente pensare di crescere, perchè mancano le giuste riforme; vi è un allontanamento delle persone da questa politica degradata e viene sempre meno la credibilità delle istituzioni. Tutto quanto sopra evidenziato pone le basi per pensare ad un nuovo partito di ispirazione popolare dove i veri attori sono tutti i cittadini che vogliono partecipare in modo attivo.

Ma serve più politica o meno politica?
Mi ricollego ancora a Luigi Sturzo che afferma: partecipare a un partito è come avere in mano uno strumento di lavoro: il partito non è un fine, è un mezzo; ed è un mezzo delicatissimo nella sua funzione e nella sua finalità. Non dico che ciascuno debba, come obbligo di coscienza, iscriversi ad un partito, ma, a parte le condizioni particolari di ognuno, resta un criterio direttivo generale, per cui la partecipazione morale (più o meno attiva) ad un partito è un vero obbligo in rapporto all’esercizio dei diritti politici. Se così non fosse, e se per ipotesi i migliori, i più onesti, gli studiosi, gli uomini che propagano le leggi morali e religiose, si appartassero dall’azione politica (come avvenne per tanti anni per i cattolici in Italia) quale meraviglia poi che prevalgano nel paese correnti perniciose, tendenze sopraffattrici, partiti ad ispirazione materialistica, concezioni etiche paganeggianti?

Pare profetico…
È venuto il momento in cui ognuno di noi deve dare il proprio contributo per concretizzare la nascita di un nuovo partito di ispirazione laico/cristiana; il partito dei moderati, dei riformisti, delle persone di buon senso, di chi sente ancora la voglia di impegnarsi per gli altri e per il proprio territorio, di chi ha ancora dei valori che vanno oltre le proprie tasche ed i propri interessi.
Dobbiamo essere capaci di aggregare molte persone intorno alle nostre idee, al nostro progetto, di organizzare azioni che ci rendano più credibili e che ci permettano di essere una grande forza di attrazione.

E il partito popolare potrebbe fare al caso…
Dobbiamo costruire una nuova generazione di politici che abbiano le caratteristiche sopra evidenziate capaci di coniugare e di aggregare sotto l’aspetto culturale e sociale i tanti movimenti e le importanti esperienze presenti sul territorio. Ecco perché sono favorevole alla nascita di un nuovo partito che possa raccogliere ed incontrare il consenso di tutti coloro che intendono partecipare attivamente alla realizzazione di un modo diverso da quello attuale di fare politica. In un contesto di questa natura sarà per me un onore partecipare alla costruzione di un futuro migliore per il nostro paese.

Il centro esiste già, perchè non si costruisce su quello che è già presente?
In un mondo politico, come quello di oggi, in cui si gioca una partita senza ormai più riferimenti culturali si sente forte la mancanza della lezione che proviene dal popolarismo sturziano. Però resta indubbiamente un elemento di squilibrio del sistema politico italiano l’assenza di una forza politica autonoma dei cattolici che sia in grado di portare avanti una cultura e una dottrina di grande rilievo quale è quella che i cattolici democratici hanno rappresentato nella storia della politica italiana. Questo è un elemento che determina nel sistema attuale una grave lacuna. E, come sempre capita quando c’è un vuoto, c’è l’esigenza di riempirlo. È noto a tutti che il partito popolare nasce nel 1994 all’interno della DC, come alternativa al partito democratico della sinistra (PDS) allargandosi a FI e Alleanza nazionale, ma la sua avventura sembrava finita nel 2000 quando con Pierluigi Castagnetti, il PPI è confluito ne La Margherita. Da allora nel centro-destra si parla della rifondazione del partito popolare, FI fa parte di questa corrente da sempre anche a livello europeo. Se ne parla da molto prima del PD e l’intento era lo stesso riunire i maggiori partiti della CDL in un partito unico, anche se per molto tempo l’idea è naufragata Quindi non viene dal nulla, è qualcosa di cui si parla da 1994.

In questo momento i progetti in campo sono almeno cinque. Quale le sembra più attuabile?
Tutti i progetti in campo sono attuabili; infatti parlando con le persone si sente, il bisogno di una nuova offerta politica.
Questi progetti potrebbero ricevere una grande spinta dall’Azione cattolica, dalle Acli, dal grande mondo del volontariato religioso, ma anche parte del sindacato, della Confindustria, della Confcommercio. Si sente la necessità di un partito laico, in cui possano militare amici ebrei e islamici e non credenti. Un partito a forte ispirazione cristiana, basato sui princìpi del diritto naturale. Soltanto in un partito popolare che abbia la volontà di guardare a tutte le forze riformiste, moderate, di buon senso e che i suoi protagonisti abbiano una spiccata volontà di fare il bene comune, si può trovare la soluzione a questo vuoto di valori.

Quanto tempo ci vorrà?
Prima o poi, ma comunque entro le prossime elezioni politiche del 2013, dovranno confluire in un unico progetto di “partito popolare” ed a quel punto servirà un partito coeso con una propria cultura e dottrina alle spalle e con una visione che attinga alle grandi scelte operate nel tempo dal popolarismo. Questo scenario potrà essere possibile solo se Berlusconi lascia la politica.

Come giudica il progetto Formigoni?
Il ragionamento del presidente della Lombardia è che proprio l’uscita di scena di Berlusconi favorirebbe una sopravvivenza del Pdl mediante un allargamento verso il centro e verso il Ppe. Mi sembra che possa essere un ottimo progetto da confrontare con il nostro.

E quello Alfano?
La presenza di Berlusconi auspicata da Alfano pone dei limiti al progetto.

Qual è la ricetta dell’Udc per il nuovo partito?
Udc pensa a una grande area moderata e liberale, un partito laico, sul modello del Partito popolare spagnolo.

Il nuovo centro mette fine all’ipotesi di un terzo polo?
L’esperienza del passato è sempre importante per prendere spunto e per farne tesoro; non bisogna mai cancellare il ricordo del passato perché può essere utile per valutare con maggiore serenità cosa e come sono accaduti alcuni fatti importanti per evitare di incappare negli errori già commessi. Sarebbe un errore cancellare il passato solo perchè ad un certo punto ha fallito alcuni obiettivi.

Come dovrebbe essere strutturato il nuovo partito?
Guardare all’esperienza del passato è fondamentale per costruire il futuro; un futuro che non deve ricalcare il vecchio percorso ma ne deve costruire uno nuovo utilizzando una teoria a tutti nota: nulla si crea, nulla si distrugge ma tutto si trasforma. Dobbiamo essere in grado di trasformare l’attuale modo di fare politica adattandolo alle nuove richieste che arrivano dalla “gente”.

Un “grembo di futuro” dice Valerio Bettoni. Ma si può riesumare il passato?
È ovviamente illusorio immaginare che si possa ricostruire la Democrazia cristiana, perché si tratta di un partito che ha una sua storia e originalità nata in un determinato periodo particolare della storia repubblicana. Quindi è, sotto certi aspetti, irripetibile.

A Bergamo quali possono essere gli interlocutori con cui costruire la nuova aggregazione?
Gli interlocutori sono tutti coloro che si identificano nei valori e negli obiettivi sopra descritti; sicuramente vi è un’area che è molto più sensibile e quindi molto più ricettiva a tale proposta rispetto ad altre aree politiche. Quello che è determinante, discriminante e importante per partecipare a questo progetto è la voglia di fare il bene comune e non certo pensare alle proprie tasche.

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