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Editoriali Politica

L’Italia, la politica e il vuoto pneumatico

Di Redazione11 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Vuoto pneumatico. E’ questa la sensazione che proviamo ogni volta che tentiamo di dare credito alla politica. Di questi tempi ormai sembra che i contenuti reali, i bisogni del Paese, dei cittadini, siano diventati una cosa aliena per chi fa politica.

Avvertiamo qualunquismo e desiderio di autoconservazione, in particolare da parte di quel segmento intermedio della “casta” che, consapevole del fatto di essere stata nominata, recita oggi un rituale tutto suo, totalmente autoreferenziale.

Un rituale che trova nel fatto di essere parlamentare, non importa se con o senza merito, la legittimazione implicita e diretta della propria condizione. E che si accompagna alla modesta preoccupazione di dover tornare, non avendo né arte né parte nella tanto acclamata “società civile”, ad impieghi da mille euro al mese, tanto decorosi per chi vota, quanto ormai inaccettabili per chi abbia provato, senza sforzo e senza sacrificio le mollezze della “condizione romana”. E la politica, che come tutte le umane cose si regge sulle gambe di chi la fa e ce lo dimostra quotidianamente.

Vuoto pneumatico, a sinistra, dove l’unica proposta politica è “Berlusconi dimettiti”, come al centro dove proposta politica non v’è, per arrivare all’area liberal, nella quale la Lega a Varese ha dimostrato di avere imparato la peggiore delle lezioni e dove il ministrino ci ammannisce manovrine scarne di contenuto ma devastanti come peso economico e dove l’amministrazione finanziaria sta acquisendo poteri degni della peggiore Argentina. Ci aspettiamo presto di vedere camionette della tributaria pronte a “sequestrare e torturare” gli imprenditori del nord (già perché per qualche arcano motivo al Sud pagare le tasse sembra obbligatorio come indossare il casco a Napoli) per carpire altre tasse.

E noi ci chiediamo, ma è questa la politica? Perché da anni non ascoltiamo una proposta degna di questo nome. Certo, direte, persino Obama ha imparato la lezione, e di fronte alla propria gestione fallimentare altro non sa fare che accusare l’Europa. Ma il fatto che Obama abbia contratto il complesso di Bersani (una sindrome che presto troverà spazio nei libri di testo) non risolve il problema.

La crisi incalza, presto da economica diverrà sociale, e la crisi, per essere superata richiede economisti di valore, non fiscalisti e politici di pessima qualità. L’economia è in parte scienza ed in parte arte, non si affronta a colpi di incrementi Iva. E la politica è solo arte, richiede che a farla vengano chiamati quanti sentono sulle proprie spalle il peso della responsabilità di un Paese, non il peso di decidere in quale ristorante romano farsi offrire la cena. Perché solo da lì può scaturire una proposta degna di questo nome.

Una proposta politica per il Paese. Che non è la terra dei Gangaridi, ma l’Italia. Un paese dove la gente aspetta risposte concrete a problemi concreti.

Camillo Flammarion

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