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Bergamo

L’amianto uccise 16 operai: condannati tre dirigenti della ex Dalmine

Di Redazione10 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il tribunale di Bergamo

Il tribunale di Bergamo

BERGAMO — Tre dirigenti dell’ex Dalmine di Sabbio sono stati condannati per omicidio colposo plurimo e lesioni personali dal Tribunale di Bergamo nell’ambito del processo sull’amianto che ha portato alla morte di 16 operai e della malattia di un altro dipendente.

La causa delle tragiche morti è l’amianto che ha provocato alle vittime asbestosi, malattia respiratoria cronica per la quale non esiste cura, e mesotelioma pleurico, tumore maligno che in genere porta alla morte entro un anno da quando viene scoperto.

Il giudice del Tribunale di Bergamo Aurelia Del Gaudio ha condannato, in primo grado: Giuseppe D’Antoni, direttore dello stabilimento di Sabbio dal 1961 al 1965, a 3 anni; Giorgio Lania, membro del comitato di gestione del reparto di Sabbio dal 1973 al 1975, a 2 anni e 6 mesi; Massimo Pugliese, direttore dello stabilimento dal 1976 al 1980, a 2 anni e 4 mesi.

Gli ex dirigenti erano stati condannati in primo grado nel 2005 (con sentenza ancora in appello) per la morte di altri 18 operai.

Nello stabilimento di Sabbio della Dalmine venivano prodotti tubi speciali che venivano raffreddati con rivestimenti che contenevano amianto, sostanza gravemente nociva – la sua pericolosità era già nota all’epoca dei fatti. Ai tre ex dirigenti è stato contestato il fatto di non aver preso tutte le precauzioni necessarie e tutti gli accorgimenti per evitare che i dipendenti inalassero e venissero a contatto con l’amianto.

I tre dirigenti inoltre sono stati condannati al risarcimento di 90mila euro a ciascuno dei familiari che si è costituito parte civile. Si tratta di un primo indennizzo al quale seguirà quello delle cause individuali. Altri 35mila euro dovranno essere dati a Fiom Cgil e a Fim Csil, sindacati che si sono costituiti parti civili.

“Questa è una sentenza molto importante, che ha valenza non soltanto provinciale e regionale ma anche nazionale – spiega Mirco Rota, segretario generale Fiom Cgil Lombardia. – Si tratta di una sentenza che rende giustizia ai familiari delle vittime dell’amianto. Vorrei poi aggiungere che la sentenza rende anche giustizia ai delegati bergamaschi di Fiom Cgil, Fim Cisl e Uilm Uil che erano stati condannati in primo grado e poi successivamente assolti per tentata truffa consumata nell’ambito delle cosiddette ‘pensioni facili’ per l’amianto. Questa sentenza cancella ogni ombra sul lavoro del sindacato e dei delegati”.

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