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Politica

Congresso Pdl, i formigoniani: abbiamo il doppio dei voti di Piccinelli

Di Redazione10 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli, Tommaso D'Aloia, Marcello Raimondi

Marco Pagnoncelli, Tommaso D'Aloia, Marcello Raimondi

BERGAMO — “Abbiamo il doppio dei loro voti”. La fonte preferisce mantenere l’anonimato, ma possiamo confermarvi che è assolutamente autorevole. Parla del congresso provinciale del Pdl che si terrà il 27 novembre a Bergamo. Proviene dal blocco Raimondi-Pagnoncelli-Carrara.

Sostiene che il cosiddetto blocco formigoniano si presenterà alle urne con un consenso tale da vincere agevolmente contro i gelminiani capitanati da Enrico Piccinelli.

Il grosso del blocco Raimondi-Pagnoncelli-Carrara è composto dagli uomini di Cl, più i laici di Pagnoncelli. A questi vanno aggiunti i seguaci del senatore Valerio Carrara e gli ex aennini che fanno riferimento a Massimo Corsaro, alla senatrice Alessandra Gallone e all’assessore provinciale Mario Gandolfi. Il blocco si è formato attorno a un progetto ben preciso di laici che condividono il percorso tracciato da Roberto Formigoni. Ovvero costruire un nuovo soggetto politico moderato d’ispirazione Ppe, partendo dalla base “perché se i coordinatori provinciali non hanno alcun legame col territorio sono assolutamente inutili. E questo vale per il passato come per il futuro”.

Il progetto è sintetizzato nei 4 punti del documento firmato da 53 sindaci bergamaschi. Partendo da questi punti, il progetto ha aggregato un numero consistente di amministratori e sostenitori. Tanto che il blocco formigoniano avrebbe in questo momento uomini in grado di effettuare tesseramenti in 200 comuni della Bergamasca su 244. Di lì a riuscirci e un altro paio di maniche. Ma sulla carta si tratta di una forza tutt’altro che indifferente, che la fonte giudica “doppia rispetto a quella del blocco Piccinelli”.

“Non puoi far solo la semplice collezione di tessere. Per convincere amministratori e cittadini a tesserarsi devi presentargli un progetto serio e concreto. Un partito, anche a livello locale, non può essere governato da ministri o esponenti che non hanno alcun consenso personale sul territorio. La nostra non è un aggregazione di gente nominata dall’alto – precisa la fonte – ma un gruppo di persone e amministratori presenti sul territorio, che condividono un progetto politico e lo sosterranno anche in futuro”. Come dire: se non vinciamo al congresso andremo comunque avanti per la nostra strada.

Sul congresso peraltro pesano diverse incognite. In primo luogo non è affatto certo che si farà. In questi due mesi ci saranno diverse insidie per il governo, a partire dal passaggio parlamentare del 14 ottobre, sul decreto sviluppo. L’aria di fronda, proveniente dagli ambienti che fanno riferimento a Scajola e Pisanu, potrebbe far cadere l’esecutivo Berlusconi e aprire la strada a un governo tecnico, con un conseguente slittamento dei congressi.

Per questo “il nostro progetto va ben al di là del passaggio congressuale. In secondo luogo, occorrerà capire quanti, oltre le dichiarazioni e dei calcoli, andranno realisticamente a votare”. E qui un dato potrebbe essere significativo. All’ultimo congresso di Forza Italia, in tempi dove il partito aveva ben altro appeal, votarono in 3000. “Quindi i calcoli che vedono Piccinelli a 5000 sono molto molto teorici – continua la fonte -. Il nostro vantaggio Ë che ai congressi va a votare chi è davvero interessato alla politica, in primo luogo gli amministratori, non chi ha preso la tessera per fare un favore all’amico e consentirgli di far numero. Una cosa è partecipare alle cene, una cosa è andare a votare. Noi abbiamo un bacino notevole di sindaci e consiglieri comunali. Saranno all’appuntamento che abbiamo organizzato il prossimo 14 ottobre a Bergamo”.

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