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Bergamo

Agricoltura: le imprese chiedono interventi urgenti

Di Redazione4 ottobre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Renato Giavazzi presidente di Confagricoltura Bergamo

Renato Giavazzi presidente di Confagricoltura Bergamo

BERGAMO — Riforma della politica agricola comune (la cosiddetta pac). Stanziamenti adeguati, stop all’uso eccessivo del territorio, meno burocrazia e giustizia sulle quote latte. Sono le principali rischieste emerse dal confronto tra gli agricoltori bergamaschi e valtellinesi e il ministro dell’Agricoltura Saverio Romano.

In mondo agricolo è in sofferenza. Pur essendo considerata economicamente anti-ciclica, l’agricoltura del nostro paese e le imprese sono vittime delle turbolenze dei mercati e delle politiche, poco lungimiranti, calate dall’alto e spesso non condivise dalle associazioni di categoria.

“L’obiettivo dell’agricoltura – ha detto il presidente di Coldiretti Bergamo Giancarlo Colombi – deve essere quello di sfamare la popolazione, le risorse ci sono ma dobbiamo produrre di più, solo che oggi il cibo è usato come speculazione. Il tasso di crescita dell’agricoltura Ë positivo ma restano sul tavolo problemi importanti da risolvere”.

“I dati d’incremento del valore aggiunto agricolo indicano un +1,3 per cento – ha spiegato il presidente di Confagricoltura Bergamo Renato Giavazzi – tuttavia le imprese soffrono e c’è una diminuzione netta del reddito degli immobili. Per questo siamo contrari alla patrimoniale paventata dagli industriali”.

“Quanto alla politica comunitaria – continua sempre Giavazzi – è scandaloso che l’agricoltura sia l’unico settore in cui sono stati ridotti gli stanziamenti, del 12 per cento in termini reali. Mentre la torta da distribuire privilegia i paesi dell’est europeo. La nuova pac allo studio porter‡ gravissimi danni anche per i pagamenti diretti, per non parlare della questione del greening. Per questo chiediamo al governo italiano una presa di posizione molto forte in sede comunitaria”.

“Registriamo inoltre – aggiunge Giavazzi – uno strapotere della grande distibuzione e ad eccessi di uso del territorio per la produzione d’emergia da biomasse. Il fotovoltaico, per esempio, può essere un’opportunità in periodi di cali di reddito ma il calo degli incentivi farà presumibilmente calare anche l’occupazione nel settore”.

“L’iva al 21 per cento – aggiunge Bettoni della Cia – fa diminuire il consumo di vino. A causa delle quote latte poi stiamo assistendo alla depatrimonializzazione delle nostre aziende. I vivai di piante e fiori sono in difficoltà perché i comuni non investono più in verde pubblico. Mentre sui neocotinoidi andrebbe applicato l’esempio francese, dove il kit da applicare alle macchine è pagato dallo Stato. In Italia si tratterebbe uno stanziamento di circa 22 milioni di euro”.

Alessandro Borella della Confagri invece punta il dito contro l’assurdo impiego di mais di prima qualità per alimentare gli impianti a biomasse. “Questo genere d’impianti sono in netto incremento in tutta la Lombardia e comportano uno spreco inaccettabile di generi alimetari”.

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