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Editoriali Politica

Pdl, tutti i rischi della fusione con l’Udc

Di Redazione16 settembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Le bandiere del Pdl

Le bandiere del Pdl

Si parla con insistenza di prove tecniche di fusione tra Pdl e Udc. Si tratterà di capire quali saranno le condizioni alle quali l’Udc sarà disponibile a questo abbraccio, mentre dall’altra parte si muove anche il tentativo del nuovo centro di Montezemolo.

Una cosa sembra certa, e cioè che il Pdl in quanto tale abbia esaurito molta della sua energia ed abbia bisogno di un ritorno al “partito di popolo”. Molti bene informati sussurrano addirittura della possibilità che Bossi inizi a guardare altrove per cercare alleanze più solide. Ragion per cui Alfano sta guardando a scenari che travalichino il Pdl per sfociare in un nuovo soggetto, più centrista, che ad oggi viene ipotizzato come Partito Popolare.

Novità che però richiede una massiccia iniezione di centristi e di cattolici, e sicuramente di nuove condizioni di funzionamento del partito, sia interne che esterne. E’ possibile che si torni alla elezione con preferenza anche dei parlamentari (del resto si eleggono così i consiglieri comunali, i sindaci, i consiglieri regionali, i consiglieri circoscrizionali), abbandonando questa anomalia delle “liste dei nominati” che caratterizza solo il Parlamento e che è stata da sempre mal digerita anche dalla base del Pdl. Oppure ai collegi uninominali con le primarie per la scelta del candidato.

Operazione, quest’ultima, che però creerebbe notevoli frizioni con gli alleati o addirittura il rischio di una corsa in concorrenza in alcuni collegi, con ulteriori disagi nella comunicazione politica.

Si parla anche di primarie per la scelta dei candidati e di congressi. Tutte cose in cui i post democristiani sono infinitamente più abili della classe politica del Pdl, che rischierebbe di venire trasformata di punto in bianco in un puro “portatore d’acqua”.

La gestione di Forza Italia prima e del Pdl poi ha infatti disabituato la classe dirigente di quest’ultimo ad agire per la ricerca di consenso interno e territoriale. La forza di trascinamento di Silvio Berlusconi è stata, sino a oggi, l’unico vero motore del Pdl: un treno su cui bastava salire.

L’ingresso in massa dei post democristiani e le nuove regole rischiano di cambiare tutto e di creare all’interno del popolo del Pdl tensioni mai viste prima che potrebbero far implodere il progetto in maniera violenta. Al di là della immediata formazione di correnti interne, che sarebbe inevitabile, il rischio che decine di migliaia di militanti si vedano messi da parte di colpo da una minoranza meglio attrezzata al nuovo modello di partito è tutt’altro che peregrina, e foriera di “rivolte” interne.

Insomma il nuovo partito, se non cucinato con attenzione, rischia di comportarsi una specie di crema inglese impazzita perché tenuta a fuoco troppo alto per la fretta. E la confusione, sappiamo bene, specialmente in tempo di crisi, non aiuta a vincere le elezioni.

Camillo Flammarion

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