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Bergamo

Arte e scienza: open day ai Riuniti di Bergamo

Di Redazione15 settembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un quadro del pittore Carlo Ceresa

Un quadro del pittore Carlo Ceresa

BERGAMO — Una serie di dipinti di grande qualità del pittore Carlo Ceresa. E poi altri quattro percorsi tematici di scienza, tecnica, chimica, natura e società. Così gli Ospedali Riuniti di Bergamo si presentano nell’open day dell’azienda ospedaliera che si terrà il 17 e il 18 settembre.

L’Ospedale di Bergamo fu fondato nel 1457 e costruito a partire dal 1474 nel cosiddetto Prato di S. Alessandro, nell’area che attualmente si trova tra via Locatelli all’altezza delle Poste e via papa Giovanni XXIII. Nei secoli, all’interno delle sale di rappresentanza dell’ente, si formò un’importante collezione di dipinti antichi donati dai benefattori dell’Ospedale che ancora si può ammirare nel nosocomio bergamasco, trasferito nel 1930 nella nuova struttura nella cosiddetta Conca di Santa Lucia, mentre alcuni eccellenti esemplari di Cariani, Moroni e Fra Galgario sono stati depositati tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento all’Accademia Carrara per consentirne la pubblica fruizione.

Costituita prevalentemente da ritratti, come altre collezioni ospedaliere lombarde, la quadreria dell’Ospedale riveste un notevole interesse storico- artistico e storico-sociale, documentando le effigi e la storia di molti eminenti bergamaschi che vollero beneficare l’istituzione assistenziale lasciando tutte le loro sostanze all’ente.

Da qualche anno gli Ospedali Riuniti stanno promuovendo uno studio sulla formazione e la consistenza di questa collezione ancora poco conosciuta e la mostra che qui si presenta è la prima manifestazione dei risultati raggiunti anche in base allo studio a tappeto delle carte d’archivio dell’ente confrontate con altri documenti rintracciati negli archivi cittadini.

E’ stato selezionato per questa prima esposizione – promossa dagli Ospedali Riuniti con la partecipazione del Comune – Accademia Carrara e curata dalla storica dell’arte Alessandra Civai e da Maria Cristina Rodeschini, responsabile dell’Accademia Carrara – un nucleo di dipinti di Carlo Ceresa composto da ben quattro esemplari, tre dei quali mai visti finora.

In precedenza queste opere erano considerate come copie da Carlo Ceresa o di dubbia autografia, mentre gli studi condotti da Alessandra Civai, autrice in catalogo del saggio “Genesi di una quadreria. Arte, carità e patrimoni di famiglia: il caso del pittore Carlo Ceresa e dei suoi discendenti” e delle schede delle opere, e i restauri effettuati da Antonio Zaccaria, autore anche di un saggio sulla tecnica ceresiana, hanno confermato la paternità da parte del maestro bergamasco, riscontrabile nella finissima tecnica esecutiva caratterizzata da molteplici velature trasparenti e da uno stile vigoroso e sapiente nella presa diretta dalla realtà e nell’introspezione psicologica dei personaggi.

Riemergono dal passato la figura enigmatica di un giovanotto con zazzera bruna e collo di merletto in cui si riconosce l’effige dell’orefice benefattore Zaccaria Caio da giovane e il gruppo indimenticabile dell’anziana signora (Ottavia Medolago Ceresoli?), segnata dagli anni e animata da una mesta amorevolezza per il nipotino che l’affianca. Impressionanti i virtuosistici effetti di nero su nero recuperati dal restauro nella veste del mercante Giovanni Pesenti in un ritratto che è la replica autografa di un’opera conservata in collezione privata bergamasca.

Lascia incantati anche il dipinto con Cristo giudice tra la Madonna e San Giovanni Battista dove il messaggio religioso è descritto con impareggiabile naturalezza. Interessanti anche i nuovi ritrovamenti archivistici effettuati da A. Civai che gettano nuova luce sulla dinastia Ceresa a Bergamo, come il testamento dell’ultimo discendente, don Carlo Ceresa, che nel 1787 lasciò all’Ospedale tutto il suo patrimonio, non solo quello immobiliare ma anche la sua ricca collezione di opere d’arte eseguite dal nonno Carlo, dal padre Giuseppe e dallo zio Antonio.

Trova quindi un sostegno documentario l’ipotesi che due dei dipinti di Carlo Ceresa in mostra provengano proprio dalla collezione di famiglia dello stesso pittore. Novità interessanti giungono anche dal ritrovamento dell’inventario dei beni mobili steso alla morte di don Carlo in cui abbiamo l’esatta descrizione della casa di via San Tomaso acquistata nel 1666 dal pittore come propria residenza e rimasta dimora di famiglia fino alla fine del Settecento.

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