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Italia

Melania, caccia all’uomo che infierì sul cadavere

Di Redazione7 settembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il bosco delle Casermette

Il bosco delle Casermette

TERAMO — I magistrati di Teramo che indagano sull’omicidio di Melania Rea hanno interrogato due militari dell’Esercito. Secondo indiscrezioni, il primo dei due sarebbe il soldato il cui cellulare agganciò la cella che copre il Bosco delle Casermette all’indomani della morte della donna. Mentre il secondo, sarebbe l’amico a cui Salvatore chiese di non svelare i tradimenti.

Ieri i pubblici ministeri Davide Rosati e Greta Aloisi hanno a lungo ascoltato la testimonianza di un sottufficiale. Gli inquirenti intendono verificare se possa essere il complice dell’assassino. Il suo cellulare, infatti, ha agganciato la cella che copre la zona circostante il bosco delle Casermette il 19 aprile scorso, il giorno successivo alla morte di Melania. Secondo gli ipotesi investigativa potrebbe essersi recato sul luogo del delitto per infierire sul cadavere della donna e depistare così le indagini.

Il secondo soldato, invece, secondo quanto trapelato, potrebbe essere l’amico di Salvatore Parolisi della caserma Clementi. A lui, poco dopo la morte della Rea, Salvatore avrebbe chiesto di non rivelare le sue relazioni extraconiugali.

I due militari sono stati ascoltati come testimoni. Hanno risposto alle domande degli inquirenti senza un avvocato. E al momento non risultano indagati. E’ previsto per i prossimi giorni anche l’interrogatorio di Ludovica Perrone, l’ex amante di Salvatore Parolisi che potrebbe essere, suo malgrado, il movente dell’omicidio. I pm contano di convocarla entro questa settimana.

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