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Editoriali

Redditi online: l’opinione pubblica è divisa

Di Redazione5 settembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il ministro Tremonti

Il ministro Tremonti

Quattro lettori su 10 vorrebbero che i loro redditi non fossero pubblicati online, come invece prospettato dalla manovra economica allo studio del governo. E’ il risultato del sondaggio che, per carità, non ha pretese scientifiche, tuttavia è indice di una certa incertezza diffusa anche nell’opinione pubblica.

Se, in linea teorica, la trasparenza è sempre auspicabile, è il modo in cui è stata posta la questione a far discutere. L’iniziativa prospettata dal governo può essere buona per lanciare un messaggio, un po’ di propaganda. Ma pensare di risolvere il problema dell’evasione fiscale solo con la pubblicazione online dei dati è come sperare di vincere la guerra facendo l’elenco dei soldati.

In realtà, questi dati sono già a disposizione del fisco. Ed è l’amministrazione tributaria che deve individuare e colpire gli evasori. Quindi, se davvero s’intende effettuare una seria lotta all’evasione fiscale, è dal potenziamento di questa che si deve partire. Il resto sono chiacchiere. Siamo dell’opinione che, dopo la prima settimana di morbosa curiosità nella ricerca del reddito di parenti, vicini di casa e conoscenti, alla fine sarebbero davvero in pochi a prendersi la briga di denuciare il marrano evasore che confina col proprio giardino.

E il piccolo sondaggio che abbiamo effettuato, lo dimostra. Persino il governo, vista l’effettiva inefficacia di un simile provvedimento, ci sta ripensando. E ha messo in campo una soluzione altrettanto inutile: “La pubblicazione dei redditi online è limitata e non riguarda le persone ma le categorie” ha detto il ministro Sacconi. A cosa serva sapere che i notai di Bergamo guadagnano x o y, se non a fare arrabbiare il cittadino comune, non è dato sapere.

Tutt’altra questione è la trasparenza degli stipendi di chi ricopre incarichi pubblici. In questo caso, la pubblicazioni online è, secondo noi, sacrosanta. A partire dalle società municipalizzate che, finora, appellandosi a cavilli burocratici e privacy forzose, oppure a rimborsi spese mascherati, non hanno quasi mai pubblicato i reali compensi dei loro componenti.

E lo stesso deve valere per tutti, ma proprio tutti, i politici, di alto o basso livello. E la pubblicazione deve essere obbligatoria. Per evitare quello che accadde per esempio a Treviglio. Dove l’amministrazione rese facoltativa la pubblicazione online dei consiglieri comunali e giunta. Risultato, qualcuno lo fece, altri se ne guardarono bene. E i titoli dei giornali si sprecarono sui presunti “paperoni”, quando magari quelli veri se ne stavano nell’ombra.

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