iscrizionenewslettergif
Politica

Pdl, l’ascesa di Formigoni altera gli equilibri in Bergamasca

Di Redazione5 settembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli, Mario Mantovani e Marcello Raimondi

Marco Pagnoncelli, Mario Mantovani e Marcello Raimondi

BERGAMO — Un nuovo asse, Casini-Formigoni-Lupi e Alfano che magari in futuro prenda il nome, romantico e un po’ demodè, di Partito Popolare Italiano. E’ questa la chiave per cercare di far convergere Pdl e Udc alle prossime elezioni politiche.

Casini l’ho ha già detto: vengo se Berlusconi fa un passo indietro. Difficile. Tuttavia, il disegno sarebbe ben visto dalla Chiesa cattolica. A partire dal cardinal Bertone che sogna una riedizione della vecchia Democrazia Cristiana.

La crescente insoddisfazione del mondo cattolico nei confronti del Pdl, che nella manovra ha penalizzato anche le cooperative bianche, ha lasciato il segno. E una parte della Chiesa, quella più vicina a Comunione Liberazione, pare pronta a cambiare cavallo e puntare tutto sul duo di casa CL, Formigoni-Lupi.

Se il nuovo disegno prenderà forma in ambito Pdl, non è affatto sicuro. Anzi, è più probabile il contrario. La mozione Alfano apre a un partito cattolico e popolare dove CL sia una delle componenti, ma non la principale. E questo, a Formigoni e amici, non va affatto giù. Per cui, come extrema ratio, non è escluso un pensierino all’operazione Montezemolo che è alle porte.

Il presidente della Lombardia, in ogni caso, ha intenzione di rompere gli indugi al più presto e assurgere a quel ruolo di numero uno che gli è sempre stato negato dalla presenza di Berlusconi. Lo dimostrano la pressione del “celeste” per le primarie a tutti i livelli e la battaglia di potere in atto con l’uomo del Cavaliere a Milano: il coordinatore regionale del Pdl Mario Mantovani.

La questione, venendo in Bergamasca, è che un simile disegno è destinato a stravolgere anche gli equilibri dentro il Pdl locale che finora si sono retti sul “confronto” all’arma bianca fra i saffiottiani e gli uomini di Marco Pagnoncelli, con CL a fare ora da ago della bilancia, ora da elemento di stabilità.

E’ evidente che con l’arrivo di Alfano da una parte e l’ascesa di Formigoni dall’altra, lo schema dell’equilibrio a tre in Bergamasca è completamente saltato. Se non altro perché Pagnoncelli si trova in una posizione oggettivamente scomoda. Quella di delegato del presidente Formigoni e, allo stesso tempo, presunto leader di un altrettanto presunta maggioranza del partito che non ha mai visto di buon occhio un’ascesa eccessiva di Cl. Staremo a vedere.

Romano (Pid): no allo Stato di polizia tributaria

Il segretario nazionale del Pid Saverio Romano SULMONTE, Avellino -- Un partito di centro, sul modello cristiano democratico, che raccolga tutti i ...

La manovrina del ministrino

Giulio Tremonti Che dire di questa manovra? Sia chiaro parliamo di quella di oggi, non di quella ...