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Editoriali Politica

La manovrina del ministrino

Di Redazione5 settembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Giulio Tremonti

Giulio Tremonti

Che dire di questa manovra? Sia chiaro parliamo di quella di oggi, non di quella di ieri o di domani. Ma in fondo è lo stesso: la prima cosa che balza agli occhi è che di certo nemmeno Visco in un giorno di cattivo umore avrebbe potuto fare di peggio.

Il che fa molto pensare al fatto che il ministro e la politica stiano abdicando al loro ruolo per lasciarla fare ai “ministeriali”. Ovvero i primi che avrebbero dovuto subire i tagli. Oppure che qualcuno si stia ispirando al pensiero di Stalin sul controllo delle masse prima di formulare le proposte.

E dire che dovremmo essere in un regime liberal-democratico. Invece siamo al delirio. La versione di oggi, almeno stando alle cronache, prevede gli ennesimi tagli a comuni e province, norme che con la pretesa di combattere l’evasione fiscale violano la privacy dei cittadini in maniera sensibile, il carcere per gli evasori – tanto per ingolfare i tribunali e non concludere niente – e tutta una serie di “misurine” che valgono più per il nome roboante che hanno che per la valenza che manifestano.

In sostanza quella che era partita come una manovra minestrone è diventata una manovra minestrina. E quello che fino a ieri era l’uomo che teneva dritta la barra della riduzione della spesa pubblica con determinazione inscalfibile è stato ridotto a una comparsa dalla sua stessa maggioranza.

Evidentemente qualcuno ha difficoltà a digerire una vera manovra, che comporti sì sacrifici, ma che metta questo Paese in condizione di ripartire. A cosa serve dimezzare gli assessori di comuni e province quando il Quirinale nemmeno pubblica l’enorme bilancio che serve a un solo uomo, per quanto di prestigio possa essere la carica?

A cosa serve la pubblicazione sul sito internet del Comune delle dichiarazioni dei redditi dei cittadini se non a favorire la criminalità organizzata nella individuazione dei bersagli e a garantire un sicuro volume di pettegolezzi. Prescindendo dal fatto che l’esperienza della collaborazione dei comuni è già stata compiuta, senza frutti, anni fa servendo solo ad alimentare le chiacchiere in paese e in città. Per tacere il fatto che la dichiarazione dei redditi contiene anche dati sicuramente sensibili quali le spese mediche, tanto per citare un caso.

E poi, a cosa serve indicare nel 730 i rapporti che il cittadino ha con le banche? Ce lo si domanda perché davvero sfugge il senso di questi provvedimenti. L’amministrazione finanziaria ha accesso a tutti i dati che vuole, il nodo è continua a funzionare come trent’anni fa. Talvolta tratta il cittadino come un suddito abbietto ed evasore per definizione e si muove con la cultura del sospetto. Le manette agli evasori in un paese nel quale i mafiosi escono per decorrenza dei termini ci paiono poi un provvedimento tanto altisonante quanto pleonastico.

Noi che quando il ministro Tremonti era stato definito il super-ministro dell’Economia ci aspettavamo che come Superpippo volasse sopra i problemi facendo magari qualche pasticcio, ma guidando l’economia del Paese con mano ferma verso un rilancio sicuro, guardiamo straniti quel che sta accadendo.

Il fatto che la crisi sia internazionale e la dimensione del debito pubblico non sono scusanti accettabili quando, manovra dopo manovra, non abbiamo visto assumere dal super-ministro nessuna misura anticiclica per rilanciare l’economia e il Paese. Del resto di super nella gestione di questo dicastero abbiamo visto proprio poco, tranne il costante e incontrollato aumento dei carburanti, super appunto.

Camillo Flammarion

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