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Editoriali Politica

Pdl, come cambia il partito nell’era Alfano

Di Redazione1 settembre 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
La Gelmini alla festa provinciale di Ghisalba

La Gelmini alla festa provinciale di Ghisalba

I più entusiasti dicono che è cominciata una nuova era. Forse. Certamente è tutto da capire questo nuovo Pdl. Con l’arrivo di Angelino Alfano il partito sta progressivamente cambiando. Dalla guida carismatica del padre/padrone Silvio Berlusconi, l’obiettivo è quello di arrivare a un partito davvero democratico. Ma cosa comporterà tutto questo a livello locale? Cercheremo di capirlo con una serie di articoli dedicati.

Innanzitutto, nuovo partito dovrebbe significare rinnovo della classe dirigente. E già qui, a Bergamo, ne vedremo delle belle. Come nel resto del paese, Carlo Saffioti, che ha guidato il Popolo della Libertà in Bergamasca negli ultimi anni, non ha avuto legittimazione popolare. La sua nomina è arrivata dal regionale/nazionale durante la fusione fra Forza Italia e Alleanza Nazionale. Negli anni, soprattutto in quelli recenti, la sua gestione è stata aspramente criticata. A torto o ragione, Saffioti è stato tacciato da taluni di gestire il partito in maniera unilaterale. E di aver utilizzato il meccanismo delle nomine per rafforzare esclusivamente il suo gruppo. Gruppo che, secondo molti, sarebbe minoritario nell’attuale assetto interno: ma non ci sarà controprova fino a un’effettiva conta congressuale.

E’ un dato di fatto che da anni sia in atto una guerra interna fra gruppi che non riescono a prevalere, con Cl a fare ora da ago della bilancia, ora da elemento di stabilizzazione. E’ altrettanto vero che Saffioti ha meriti indiscutibili: primo fra tutti quello di aver piazzato due sindaci pidiellini (dell’ex An) nei due centri più importanti della provincia: Bergamo e Treviglio. Allo stesso tempo, però, il partito ha perso terreno nel resto della provincia, fino all’esperienza disastrosa delle ultime amministrative.

Salvo due isole felici, la crisi del Pdl bergamasco è innegabile. Il calo dei consensi fra gli amministratori e gli elettori, altrettanto. Per questo, pur con sfumature diverse, sono in molti a sostenere che l’era Saffioti coordinatore/commissario – e i relativi equilibri interni basati sull’eterna contrapposizione con il rivale Marco Pagnoncelli – sia giunta al capolinea.

Alfano prima, e la Gelmini alla festa provinciale poi, hanno messo la marcia avanti per un ricambio generazionale e caratteriale. Un ricambio anagrafico e politico che, inevitabilmente, peserà sugli equilibri interni ma potrebbe dare nuovo slancio a un partito che in Bergamasca pare impantanato e quasi moribondo.

Dai giovani, che nelle intenzioni verranno valorizzati, dovranno arrivare nuove idee. Il potenziale c’è. La voglia di fare anche. Mentre il timone, presumibilmente, passerà nelle mani dei quarantenni o giù di lì. Figure che uniscano una certa dose di esperienza politica e amministrativa a una visione meno ideologica e più al passo con la realtà, difficile, che il partito e il paese stanno vivendo.

E’ finita dunque l’era “dell’assolutismo”, basato sull’infallibilità quasi messianica del/dei leader. E sta per arrivare quella del pragmatismo e dell’apertura al confronto, del ritorno al territorio, predicata da Alfano e dalla Gelmini. Con quali effetti lo scopriremo già nelle prossime settimane.

Wainer Preda

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