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Editoriali Politica

Angelino ci crede: basta nomine nel Pdl

Di Redazione29 agosto 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Angelino Alfano

Angelino Alfano

“D’ora in poi non vi saranno più nominati”. Ha un bel dire il coordinatore del Pdl Angelino Alfano che venerdì scorso è arrivato nella nostra città. Le cose però, è un dato di fatto, in Bergamasca finora sono andate in maniera diversa e – francamente – non si vede come possano cambiare al suono di semplici enunciazioni di principio.

Ci eravamo lasciati a metà agosto con il coordinatore provinciale del Pdl Carlo Saffioti pesantemente attaccato dopo le nomine di Gianni D’Aloia ad Uniacque e di Anna Pagnini a Bergamo Infrastrutture (poi ritirata). Sebbene siano state tenute sottotraccia, nella vicenda sono volate parole grosse. Lo scontro ha assunto le sembianze di missive al vetriolo fra il coordinatore provinciale e i giovani del partito. Mentre qualcuno, utilizzando una buona dose di fantasia, paventava un tentativo di colpo di mano ai danni di Saffioti, molto distante dalla realtà.

Il Pdl riparte da qui. Da indiscutibili divisioni interne mascherate da confronto. Da una battaglia per la leadership mai sopita. Da fazioni mobili quanto inaffidabili. Da gruppi che non hanno una forza propria debordante, e per questo sono costretti ad affidarsi ad alleanze traballanti, soggette ai più disparati venti.

Cosa ci aspetta nei prossimi mesi? Certamente proseguirà la guerra di logoramento che finora ha messo a dura prova i nervi di Saffioti ma si è rivelata tatticamente improduttiva. Anzi, utilizzando la rendita di posizione, il gruppo saffiottiano ha piazzato quasi tutti i suoi uomini nei posti che contano.

Ma dal punto di vista prettamente politico l’orizzonte pare quello di un nuovo corso che prenderà il nome di Partito Popolare. Lo ha detto Alfano, lo ha ribadito la Gelmini, lo ha fatto capire Berlusconi. Il Pdl, così com’è, dunque pare al capolinea. Ogni mossa dei protagonisti nei prossimi mesi perciò va analizzata in quest’ottica. E interpretata come posizionamento in vista della nuova creatura.

Che partito sarà? Allo stato attuale, un partito che rischia di nascere con il germe delle faide interne passate, più o meno giustificate. E con protagonisti vecchi che difficilmente usciranno di scena. Il problema è che non si costruisce nulla di nuovo e duraturo partendo dai rancori e dalle vendette del passato. Per questo sarebbe auspicabile una cessazione delle ostilità interne, ben lontana dalla realtà. Oppure, un cambio sostanziale della classe dirigente fino ad oggi al potere: pura utopia.

L’unica maniera per riportare nell’alveo della democrazia e della prospettiva un confronto che si è fatto scontro aperto, dunque, è il congresso. Ma non illudiamoci: se mai ci sarà, non si farà prima della prossima primavera e sarà per un partito che non si chiamerà più Pdl.

Tuttavia, “contarsi” a questo punto è indispensabile. E’ la parola chiave attraverso cui misurare davvero la forza di ciascun gruppo, verificare la reale consistenza degli equilibri interni, stabilire una leadership popolarmente legittimata a guidare il partito.

Un confronto a viso aperto d’idee, d’anagrafe reale e politica, e di prospettive. Un congresso vero, non necessariamente unitario, fra più candidati. Attraverso il quale si stabilisca finalmente chi è maggioranza è chi minoranza.

Ma ancor prima – e i prossimi mesi potrebbero fare al caso -, andranno stabiliti i poteri di chi vince e le garanzie democratiche per chi perde. Auguri Angelino…

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