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Editoriali Politica

Nomine, partiti, lobbies e famiglie: così fan tutti

Di Redazione13 agosto 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
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Signore e signori fiato alla trombe: all’alba del 2011, quasi 2012, i giornali hanno svelato il segreto di Pulcinella, quello che tutti gli italiani da tempo immemore sapevano: nomine o assunzioni in ambito pubblico avvengono per appartenenza politica, lobbistica, familiare od economica.

Bella scoperta. Che ai posti che contano nelle società pubbliche, negli enti e nelle istituzioni si arrivi talvolta per strade discutibili e biasimabili, ne erano tutti al corrente. In Italia il merito non esiste, non facciamo gli ingenui. Perché se davvero esistesse andrebbe licenziata metà della popolazione.

Il problema è che il fenomeno delle nomine per appartenenza o vicinanza a partiti, lobbies, famiglie potenti o caste economiche, da episodico è diventato sistematico. Mentre in passato il pudore istituzionale limitava il ricorso a parenti, amici e affini per ricoprire cariche pubbliche, negli anni è diventata la regola. Una regola a cui si ricorre senza il minimo scrupolo.

Come tutti i fenomeni degenerativi è impossibile stabilire con precisione quando sia nato, ma certo se ne possono vedere le conseguenze. Non c’è regione o provincia che ne sia immune. Non c’è comune, ente o società pubblica che non veda fra le sue file un parente, un amico o un amico dell’amico del potente di turno, sia esso un politico o un imprenditore influente.

Si tratta di un sistema generalizzato che non riguarda solo la politica, ma che con la politica spesso s’intreccia e ne trae alimento. E’ così da sempre. Il problema è che la lotta a questo fenomeno si fa in un solo modo: cambiando la testa degli italiani, operazione che rasenta l’utopia.

Badate bene, non è un cambiamento radicale delle classi politiche e dirigenti che farà svanire il fenomeno. Anzi, in sistema così articolato, privo di regole precise e sanzioni importanti, anche le generazioni future finiranno per cadere in tentazione.

La lotta alle nomine partitiche, amicali o parentali è impari, al pari di quella alle raccomandazioni. Sono diffuse in tutte i settori, anche nel privato, con buona pace della meritocrazia. In politica sono utilizzate come sistemi di creazione e mantenimento del consenso a buon mercato. Esistono da duemila anni e sempre esisteranno. Il fenomeno dunque non si può estirpare ma solo ridurre a quei minimi termini accettabili per una democrazia.

Le burocrazie, per loro natura, tendono a moltiplicarsi. E non è una questione di colore politico. Il fenomeno coinvolge tutti i partiti indistintamente, destra, sinistra e centro, compresi anche quelli che non sospetti. Ma gli italiani, bergamaschi compresi, fiaccati da una crisi economica di cui non si vede il fondo ed esasperati dai sacrifici che pesano soprattutto sul ceto medio, non sono più disposti a perdonare il minimo sgarro.

Rabbia, rancore e disgusto crescono quanto più in basso scende il livello di vita. E quello degli italiani è decisamente in calo. Così, attraverso un gioco di rimbalzi mediatici, diventa un caso nazionale la vicenda di due assunzioni da mille euro al mese all’Ospedale di Treviglio, di cui vi raccontiamo in un altro articolo. Oppure scatenano violentissime polemiche gli incarichi con corsia “partitica o consimile” dentro le società partecipate bergamasche.

Eppure fino a qualche mese fa, opinione pubblica e giornali avevano sorvolato su episodi praticamente identici. Solo in Bergamasca ve ne potremo citare altrettanti. Nonostante i mugugni, non c’era stata nessuna insurrezione popolare. La base della Lega, d’altronde, aveva già ingoiato amaro – ma aveva ingoiato – la candidatura del figlio di Bossi al consiglio regionale. Con il mal di pancia, quella del Pdl aveva accettato l’ascesa “dentale” della “presunta fidanzata” del presidente del consiglio Nicole Minetti.

Ora non più. Il vento è cambiato. La misura è colma anche per i fedelissimi. L’avviso era già arrivato alle scorse elezioni amministrative. Il malcontento aveva preso la forma di bocciature illustri persino nei feudi leghisti della Bergamasca e sonore sconfitte dei candidati Pdl, magari graditi ai vertici, ma che avevano ben poco a che spartire con il territorio, a scapito di altri che le suole in strada se l’erano consumate. E così a Pontida la base della Lega ha fatto sentire la sua voce. E lo stesso ha fatto il ministro Gelmini alla festa provinciale del Pdl, con quel suo “basta nomime dall’alto, più meritocrazia, valorizzare chi davvero vale”.

Ora, come spesso accade nel nostro paese, dal laissez faire generalizzato si è passati all’esatto opposto: una caccia alle streghe che trasforma qualunque nomina o assunzione in sospetta, indipendentemente che sia giustificata o meno.

Come se ne esce? Lo abbiamo già scritto e lo ribadiamo: nomine di parenti, affini, supporters, assunzioni amicali, lottizzazioni e persino lo spoil system devono essere rigidamente regolamentati per legge, come accade in tutte le democrazie occidentali. Siamo a una curva drammatica quanto epocale della storia di questo Paese. Tanto vale trovare nuove regole semplici, chiare e precise che devono valere in tutti i settori del pubblico e anche in quello della politica. Finchè non ci sarà un taglio drastico, l’albero del privilegio continuerà ad allungare le sue fronde cancerogene sulla società italiana. Solo che l’ascia stavolta è in mano alla gente.

Wainer Preda

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