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Italia

Melania, il mistero del telo mimetico

Di Redazione12 agosto 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli investigatori sul luogo del ritrovamento

Gli investigatori sul luogo del ritrovamento

TERAMO — “Sul corpo di Melania non ci sono tracce di animali, pur essendo stata all’aperto in un bosco per 48 ore. E’ altamente probabile che sia stata ricoperta da un telo mimetico”. A parlare è il criminologo Carmelo Lavorino, che trova molte stranezze ancora inspiegate nell’omicidio della mamma di Somma Vesuviana.

“E’ stato ipotizzato che le mani di Melania riunite sul petto indicassero un tentativo di difendersi dai colpi mortali. Ritengo, invece, che sia stato l’assassino a disporle le mani sul petto dopo averla ferita a morte” ha detto l’esperto all’Adnkronos.

“Un atto di matrice psicologica indicatore di negazione psichica, di rimorso, di disfacimento del crimine da parte dell’esecutore – aggiunge Lavorino – un tentativo di chiusura della scena cruenta. Un atto che è la firma psicologica dell’assassino, derivante dal bisogno intimo di riparazione del crimine e di allontanarsi da esso. Un atto che indica una relazione affettiva fra vittima ed aggressore”.

“C’è da chiedersi come mai sul corpo e sui vestiti di Melania – considera ancora il criminologo – non siano state rinvenute tracce dell’azione di animali boschivi e i loro residui organici, nonostante il corpo sia rimasto sul posto per 48 ore. E’ altamente probabile che sia stato ricoperto con un telo mimetico. Tale considerazione porta a individuare particolari possibilità, capacità, opportunità, competenze e logistica del soggetto ignoto”.

Ma non è finita. “Se sugli slip e sui pantaloni di Melania non vi sono tracce organiche del bisogno corporale che è stato ipotizzato stesse attuando (accosciata per fare la pipì) – prosegue Lavorino – si deve disegnare una nuova dinamica del delitto e dell’aggressione alle spalle e ulteriori inedite attività di depistaggio ed alterazione della scena”.

“Occorre verificare la corrispondenza fra i fori, le lacerazioni e i tagli sugli abiti di Melania e le lesioni sul cadavere per definire la linea esecutiva cronologica del crimine – considera in conclusione – Certo è che ci sono state, come minimo, due diverse fasi esecutive temporali di aggressione, di inflizione dei colpi d’arma bianca e di manipolazione della vittima”.

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