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Politica

Pdl, noi giovani militanti delusi: lettera aperta a Carlo Saffioti

Di Redazione3 agosto 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Jonathan Lobati

Jonathan Lobati

Lettera aperta al Coordinatore provinciale del Pdl Carlo Saffioti,

per la prima volta mi sento in obbligo di rendere pubbliche alcune mie considerazioni riguardo alla gestione di questo partito, sicuro di rappresentare un sentimento comune che proviene dalla base, da chi come me si è sempre impegnato con serietà per il bene collettivo.

Esattamente un mese fa mi ero illuso di aver ritrovato quell’entusiasmo che avevo perso nell’ultimo periodo. Il discorso del neosegretario Angelino Alfano aveva infatti risvegliato in me quella passione di fare politica che fin da quando ho 16 anni mi ha accompagnato, prima nelle file di AN e nel Popolo della Libertà poi. Quella passione che mi ha portato dapprima ad essere rappresentante d’istituto ed in seguito all’età di 21 anni consigliere comunale e delegato per la Comunità Montana della Valle Brembana.

Mi sono sempre impegnato per il mio territorio e continuerò a farlo con l’umiltà e la buona volontà che mi contraddistinguono, perché credo nella “buona politica” al servizio dei cittadini. Ho sempre confidato in valori quali “Onestà, Partecipazione, Merito” più volte invocati da Alfano e proprio su questi tre concetti fondamentali ho basato nel corso degli anni la mia azione politica. Tuttavia ora mi trovo fortemente deluso ed amareggiato.

Non ho mai pensato potesse esistere un partito perfetto: un partito è fatto di uomini che prendono spesso decisioni giuste e a volte ingiuste; allo stesso modo non ho mai preso in considerazione di allontanarmi da un partito allo sbaraglio, a cui tuttavia credo fermamente, proprio perchè solo chi è senza coraggio si allontana dai problemi evitando di affrontare situazioni scomode e complicate.

Tuttavia, dopo aver letto di certe nomine, mi domando a cosa serva la vita politica attiva, la militanza più umile, la presenza costante, in un partito dove i suddetti valori sono soltanto slogan elettorali ben studiati che, in realtà, tentano di occultare il palese vizietto delle “parentopoli” e da oggi pure quello delle “fidanzopoli”.

Sembrano già state dimenticate le tanto applaudite parole con cui il ministro Gelmini esordiva alla festa provinciale di Ghisalba: “siamo il partito della gente, non dell’élite. Basta con il partito che tiene poco in considerazione il territorio, bisogna ripartire dal radicamento territoriale, dal lavoro degli amministratori, da coloro che prendono le preferenze e che stando sul territorio sono a contatto con i bisogni e le richieste e anche le critiche dei nostri cittadini”.

Ciò che percepisco sono purtroppo solo parole al vento, applaudite sì, ma mai attuate nella pratica. Il nostro partito è sempre saldo nei suoi difetti, e noi giovani militanti sempre più emarginati. Mi chiedo se dopo tutto ciò ci sia ancora qualcuno disposto a costruire insieme il partito del merito e se riusciremo mai a militare in un partito che si fonda sull’onestà e la democrazia.

Io ho una risposta e penso l’abbia anche chiunque non condivida questo modo di fare politica. A costoro chiedo il coraggio di far sentire la propria voce per poter finalmente cambiare le cose e ridare speranza a chi come me è andato perdendola.

Jonathan Lobati, 23 anni
Consigliere comunale di Lenna

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