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Editoriali Politica

Saffioti, la fidanzata e lo scandalo che non c’è

Di Redazione2 agosto 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianni D'Aloia e Carlo Saffioti

Gianni D'Aloia e Carlo Saffioti

Sono volate parole pesanti stamattina sui giornali. In un attacco concentrico, a finire nel tritacarne è stato il coordinatore provinciale del Pdl, Carlo Saffioti, reo di aver consentito l’inserimento in una società pubblica della sua attuale fidanzata Anna Pagnini.

I toni dei “paladini della giustizia divina” invocata a convenienza, sono stati infuocati. Cavalcando l’onda dell’antipolitica imperante, su Saffioti sono stati scagliati macigni. Ebbene, molti elettori del centrodestra, bacino di riferimento del nostro giornale, hanno sollecitato Bergamosera a stigmatizzare il comportamento del coordinatore del Pdl. Qualcuno, attribuendoci impropriamente poteri che non abbiamo e non vogliamo avere, ci ha chiesto addirittura di “metterlo in Croce”. La vicenda merita certamente un commento. Ma siccome alla pancia preferiamo il cervello e non ci piace seguire il mainstream mediatico, vorremmo articolare il nostro ragionamento.

Certo, le scelte del coordinatore provinciale del Pdl – sempre che siano sue – sono state ancora una volta discutibili. Inserire la fidanzata, per quanto competente, in una società pubblica non è un bel messaggio all’elettorato. Un simile atteggiamento poi, oltre a non giovare al partito, scatena le ire dei detrattori.

La scelta, lo diciamo subito, è stata quantomeno inopportuna, visto il momento di grande disaffezione della base verso questa politica. Però non possiamo fare a meno di dire che non siamo affatto scandalizzati. A destra, quanto a sinistra e al centro, spesso i posti che contano sono coperti da fidanzate, amanti, mogli e parenti vari e affini: nelle società pubbliche, così come in Regione, Provincia e in Comune. Fingere di stupirsi e gridare allo scandalo è pura ipocrisia. Soprattutto perché le condanne senza attenuanti arrivano da ambienti che fino a ieri, per mera convenienza, si sono coperti gli occhi davanti a taluni privilegi degli amici di un tempo, a cui oggi bellamente hanno voltato le spalle. Oppure da tal altri che scagliano strali, pur avendo propri esponenti nelle società finite nel mirino.

Di cosa è accusato Saffioti? Di aver messo uomini di sua fiducia al vertice di Atb (Fabrizio Antonello) e di Uniacque (Gianni D’Aloia, anche se la vicenda è ben più complicata). Di aver fatto diventare assessore il giovane Tommaso D’Aloia o di aver consentito l’ingresso del fedele Matteo Oriani in consiglio provinciale, favorendo la migrazione del ciellino Callioni verso un assessorato al Comune di Bergamo. E infine di aver inserito come revisore dei conti in Bergamo Infrastrutture la sua fidanzata Anna Pagnini.

Certo, la scelta di tempo è stata completamente sbagliata, anche se forzata dalla scadenza di mandato. E Saffioti, più che per il partito, ha dato l’impressione di aver agito per la sua corrente. Però diciamola tutta. E’ quello che è stato fatto anche in passato ed è quello che qualunque altro segretario, al posto suo, avrebbe fatto. E chi dice il contrario mente. Così come, ne siamo certi, quelli che gridano “al lupo, al lupo” saranno i primi a godere dei medesimi benefici allorquando il loro referente conquisterà il trono.

Ogni segretario si circonda di uomini di fiducia a cui affidare incarichi importanti. Talvolta non per mera “parentopoli”, ma per controllare più agevolmente talune situazioni o per restituire l’appoggio politico ricevuto in altre occasioni. Certo arrivare a “reclutare” la propria fidanzata può sollevare più di una perplessità, talvolta biasimo. Tuttavia non c’è nulla di illecito. Il problema piuttosto sta a monte. Nel fatto che la normativa lo consenta liberamente.

Nelle democrazie occidentali lo spoil system e i sistemi parentali sono regolati e irregimentati, e per questo accettati dagli elettori. In Italia, invece, nessuna regola, con la politica che si nasconde dietro a un dito fingendo che i partiti non abbiano un ruolo determinante nei posti di comando. E’ il segreto di Pulcinella, di cui tutto il Paese in realtà è a conoscenza. A Bergamo poi abbiamo inventato addirittura lo spoil system ad personam. Nel senso che ai gangli del potere locale versante Pdl pare abbiano accesso esclusivamente gli uomini vicini al coordinatore provinciale.

Lottizzazioni, parentopoli, nomine e raccomandazioni, d’altronde, sono gli sport nazionali, ma tutte facce dello stesso problema. Solo che a risolvere il guaio dovrebbero essere coloro che da quel guaio finora hanno tratto – e continuano a trarne – il maggior beneficio. E non solo in politica. Questo paese è regolato da caste parentali e famiglie più dell’India. E questa è una delle ragioni del suo immobilismo. Basta guardare come sono organizzati il potere e l’economia a Bergamo: provate a fare una cernita, vi imbatterete sempre negli stessi cognomi, intrecciati e mescolati in una miriade di società, pubbliche e private, potentissime.

E dire che la Gelmini alla festa provinciale del Pdl era stata chiara: “Basta nomine, meritocrazia”. Se davvero la pensa così faccia l’unica cosa che si deve fare. Diventi promotrice di una legge che regoli lo spoil system e le varie parentopoli. Purtroppo ha le mani legate e non lo può fare. Perché altrimenti andrebbero a casa le varie “fidanzate” del presidente, compresa quella Nicole Minetti che siede in consiglio regionale, oppure il figlio dell’onorevole Bossi, che le siede accanto, tanto per dirne un paio.

E allora vogliamo lanciare un sasso nell’immobile palude del Pdl. Il nuovo partito, quello nuovo non solo a parole, quello auspicato dai giovani, è pronto a mettere mano alle regole fondamentali per la vita democratica di questo Paese? L’abbattimento dei potentati, pur impopolare, sarebbe la vera rivoluzione liberale: una scelta epocale per il Paese, Bergamasca compresa. Il resto, permetteteci, sono solo chiacchiere, beghe di bottega strumentali alla battaglia di questa o quella corrente, in un’estate che fatica a scaldarsi.

Wainer Preda

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