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Politica

Retroscena Uniacque: D’Aloia presidente, Pezzotta ad

Di Redazione27 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gianni D'Aloia e Carlo Saffioti alla festa provinciale del Pdl

Gianni D'Aloia e Carlo Saffioti alla festa provinciale del Pdl

BERGAMO — Come ampiamente anticipato da Bergamosera il 4 luglio scorso, sarà Gianni D’Aloia il nuovo presidente di Uniacque. Nonostante i malumori di molti sindaci che compongono la variegata compagine della società di gestione dell’acqua bergamasca, la soluzione è arrivata da un accordo fra Pdl e Lega. Accordo che prevede, anche e soprattutto, che l’amministratore delegato della società sia Antonio Pezzotta, attualmente ad di Unigas.

La nomina di D’Aloia, dunque, non è stata una questione solo interna al Pdl, ma ha travalicato i confini di via Frizzoni. L’avvocato non era gradito a molti sindaci pidiellini che vedevano in lui una sorta d’imposizione – l’ennesima, dicono – da parte del coordinatore provinciale Carlo Saffioti. D’Aloia inoltre era percepito come “troppo cittadino” per una società che in questo momento è concentrata sulla provincia, almeno fino all’accordo con Bas Sii che gestisce l’acqua del capoluogo.

Osservazioni legittime, per carità, alcune delle quali condivise dalla Lega. Così accade che in prima istanza Saffioti porti il nome di D’Aloia al cospetto degli alleati leghisti e questi gli rispondano “picche”. La porta per l’avvocato di origine siciliana è rimasta chiusa per una settimana. Fino a quando, secondo indiscrezioni, a cercare di sbrogliare la matassa sarebbe arrivato l’intervento dell’assessore regionale Marcello Raimondi e non solo. Il ciellino si sarebbe speso molto per l’amico Gianni, avvocato d’affari competente e molto stimato in città, e avrebbe proposto un compromesso alla Lega: D’Aloia presidente, ma con poteri limitati, Pezzotta amministratore delegato.

La Lega, pur storcendo il naso, alla fine avrebbe accettato, togliendo le castagne dal fuoco al Pdl. Sì perché, politicamente, il Carroccio con quest’intesa lancia una vera e propria ciambella di salvataggio all’alleato, evitandogli l’ennesima pericolosissima fibrillazione. I saffiottiani sono sì furibondi, perché si sono visti “sorvolare” nella loro capacità di manovra dallo scaltro Raimondi. Tuttavia è poca cosa rispetto al fuoco che la “nuova maggioranza” e oltre del Pdl avrebbe scatenato di fronte a una nomina di D’Aloia a pieni poteri.

Ora però sorgono alcune contraddizioni nel messaggio trasmesso agli elettori da questa vicenda. Non più tardi di sabato scorso, il ministro Gelmini alla festa provinciale del Pdl di Ghisalba aveva parlato delle necessità di un cambiamento nel partito. Di stop alle nomine imposte dall’alto. Di necessità di riavvicinarsi al territorio. “L’importante è che gli amministratori siano ascoltati”, aveva detto. Qualcuno, evidentemente, era distratto.

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