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Politica

Pdl, dopo Ghisalba chi vince e chi perde

Di Redazione25 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un momento della festa di Ghisalba

Un momento della festa di Ghisalba

GHISALBA — La festa provinciale di Ghisalba segna un punto di passaggio importante per la politica bergamasca. E’ innegabile che il Pdl di Bergamo sia in una fase di evoluzione, con personaggi in salita e altri in discesa. Ecco come si sono comportati gli esponenti di spicco del partito, venerdì sera, clou della festa, con l’arrivo del ministro Mariastella Gelmini.

Mariastella Gelmini: smette i panni della maestrina e sale sul palco suscitando entusiasmo da vera pasionaria. Mostra grande capacità di adeguarsi alla platea che ha di fronte. Politica di razza.

Carlo Saffioti: il coordinatore provinciale è certamente più a suo agio fra i banchi della Regione che in mezzo alla gente. Sul palco non entusiasma e pochi sono disposti a perdonargli la sostanziale sconfitta alle scorse elezioni. Pesce fuor d’acqua.

Matteo Oriani: quando la Gelmini dal palco incorona Sorte, il consigliere provinciale sbianca in volto. Il coordinatore Saffioti lo ringrazia pubblicamente per due volte, ma dal confronto a distanza con il vicecapogruppo in consiglio provinciale esce perdente.

Alessandro Sorte: di casa a Ghisalba, porta al tavolo dei commensali duecento giovani del suo gruppo, monopolizzando praticamente la serata. L’occasione è giusta per la stoccata che conta. Trascina i suoi alzando, fin troppo, i toni del suo intervento. La strategia, tuttavia, si rivela efficace: la Gelmini lo incorona come il più promettente dei giovani bergamaschi.

Gregorio Fontana: è il vero punto di riferimento del partito in Bergamasca in questo momento. L’unico in grado di parlare al parlamento e alla pancia della base, con toni moderati ma efficaci, e prospettare obiettivi e scenari che vadano oltre le diatribe interne.

Enrico Piccinelli: il papabile successore di Saffioti, non si getta mai nella mischia, standosene praticamente in disparte per tutta la serata. Tanto che la Gelmini lo chiama sull’affollato palco ma non riesce a farlo salire.

Marcello Raimondi: l’assessore regionale, dell’eloquio logico ed elegante, sta decisamente emergendo come una delle figure più interessanti del partito. Le sue parole sono sempre chiare. Le sue stoccate – “Sorte, ottimo tribuno ma occhio a non diventar leghista” – altrettanto efficaci.

Marco Pagnoncelli: il discorso della Gelmini, sulla necessità del partito di tornare al territorio, sembra la fotocopia di quello fatto dall’ex segretario di Forza Italia la settimana prima, all’incontro con gli amministratori. Sornione, se ne resta fra il pubblico a captare e analizzare trame e relazioni politiche che s’intrecciano lì intorno.

Gianni D’Aloia: che l’avvocato si trovi più a suo agio in ambienti istituzionali è piuttosto evidente. Il popolo, anche se della libertà, non lo conosce e lui non fa niente, ma proprio niente, per cercarlo.

Alessandra Gallone: gli anni da militante si sentono. La senatrice, sul palco come fra la gente, è decisamente a suo agio. Sempre sorridente è l’immagine del Pdl positivo, quello che guarda con speranza anche al futuro.

Giuseppe Petralia: l’uomo della Gelmini a Bergamo preferisce stare nell’ombra. La bolgia di Ghisalba, d’altronde, non è il luogo ideale per il baffuto dirigente scolastico, che preferisce l’articolato ragionamento agli slogan ad effetto.

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