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Poesie

“Lacrima” di Arthur Rimbaud

Di Redazione21 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo

Lontano dagli uccelli,
dai greggi, dalle villanelle,
bevevo,
accoccolato in qualche landa
circondata dai boschi di nocciuoli,
in una tepida e verde foschia pomeridiana.
Che cosa potevo bere in quella giovine Oise –
olmi senza voce, erba senza fiori, cielo coperto-,
che cosa attingevo alla zucca di colocasia?
Qualche liquor d’oro insipido, e che fa sudare.
Parevo una brutta insegna d’albergo.
Poi l’uragano mutò il cielo, fino a sera:
furono paesi neri, laghi, pertiche,
colonnate sotto la notte azzurra, stazioni.
L’acqua dei boschi si perdeva in sabbie vergini,
il vento scagliava dal cielo ghiaccioli ai pantani…
E dire che, come un pescatore d’oro o di conchiglie,
non mi sono dato pensiero di bere!

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