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Editoriali Politica

Treviglio e il paradosso dell’isolamento in Bergamasca

Di Redazione20 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Treviglio

Treviglio

Qualche giorno fa, dalle righe del nostro giornale, Patrizia Siliprandi ha messo sul tavolo un argomento importante che non è sfuggito agli osservatori più attenti.

Prendendo spunto dal trasferimento della sede Brebemi da Treviglio a Castrezzato (ovvero dalla provincia di Bergamo a quella di Brescia), la leader del movimento trevigliese “Uniti per cambiare” ha fatto emergere un aspetto che, a mio avviso, il centrodestra bergamasco non dovrebbe sottovalutare: ovvero il sostanziale isolamento in cui versa la seconda città della Bergamasca.

Un isolamento prima di tutto politico, derivato dal fatto che non c’è un solo trevigliese nei luoghi del potere che contano. Non c’è un trevigliese in parlamento, non ce n’è uno in Regione, non uno in giunta o in consiglio provinciale.

E’ paradossale che paesini da 500 anime in cima alla montagne bergamasche abbiano un loro esponente politico di riferimento, mentre una città che conta 28mila abitanti ne sia totalmente sprovvista. C’è un problema di rappresentanza, dunque, e quindi di spinta politica, che finisce per ripercuotersi sul resto delle attività trevigliesi.

Il caso Brebemi è emblematico. L’autostrada passerà diritta sul territorio comunale trevigliese. Qui ci saranno due caselli, i più importanti al di fuori delle grandi città, Milano e Brescia (Bergamo, intesa come capoluogo, col tracciato non c’entra proprio nulla). Oneri e onori della nuova arteria viaria toccheranno a Treviglio. Eppure, la sede della Brebemi, che tutti si aspettavano fosse stabilita qui, quasi si trattasse di una sede naturale, andrà a Castrezzato. I bresciani, la cui classe politica è rinomata per acume e concretezza, incassano il controllo della struttura, per giunta senza colpo ferire: leggasi senza la viva protesta del sindaco Pezzoni.

Prendiamo un altro caso: le ferrovie ad alta velocità. Il tracciato passa sul sedime di Treviglio. I “pendolini” passeranno davanti alla stazione di Treviglio. Ma non uno fermerà nel centro della Bassa, salvo poi far tappa in una stazione desolata del Veneto dove, magari, vive qualche parlamentare che ha impegni a Roma.

Serve un altro esempio? La strada provinciale di collegamento fra Bergamo e Treviglio. Ventitré chilometri di asfalto, a una corsia per ogni senso di marcia. Tempo di percorrenza: circa 30 minuti. Se però incontrate uno dei migliaia di camion che passano ogni giorno su questa striscia fra paesi e campi, i tempi lievitano in maniera esponenziale. La domanda, che giriamo a chi di dovere, allora diventa: è possibile, nell’anno del Signore 2011, parlare di competitività della nostra provincia se la seconda città della Bergamasca e i suoi distretti produttivi sono così penalizzati?

Eppure è da Treviglio che transiteranno le grandi infrastrutture del futuro prossimo: Brebemi, alta capacità ferroviaria, interporto, Expo. Ma il rischio, senza una forte rappresentanza politica, è che la città resti tagliata fuori dai benefici e ne subisca solo le conseguenze. Insomma, la sensazione diffusa è che dei trevigliesi e delle loro attività economiche importi davvero poco ai centri decisionali che contano. Un po’ per motivi storici, un po’ per convenienza, Treviglio è da sempre considerata un feudo di Bergamo. Un territorio su cui esercitare un potere, come se gli “indigeni” – orgogliosi discendenti della Rat, l’antica repubblica trevigliese -, non esistessero.

L’ultima dimostrazione è venuta dalle scorse elezioni. Il centrodestra ha puntato su un candidato forte, preparato e autorevole: Giuseppe Pezzoni. Ma si tratta di un sindaco che risponde a logiche di equilibrio politico su scala provinciale e fors’anche regionale, non certo trevigliese. Tant’è che è stato soprannominato il “papa straniero”. E nella sua giunta, che fine ha fatto la Lega locale? Sacrificata sull’altare dell’equilibrio in via Tasso, a Bergamo.

All’ultimo incontro degli amministratori del Pdl, alla Casa del Giovane di Bergamo, Pezzoni ha detto che “Treviglio è un laboratorio politico che anticipa il futuro”. Dall’attuale vertice del partito sono piovuti applausi. Al di là dell’evanescenza della frase, che significa tutto e niente, se quella del distacco dal territorio e del “centralismo provinciale” è la strada intrapresa dal Pdl, correranno decisamente tempi bui per Treviglio.

Wainer Preda

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