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Melania: Parolisi in carcere ma la prova regina non c’è

Di Redazione20 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi

ASCOLI PICENO — “Caro Antonio, in questi momenti di grande preoccupazione, io grido la mia innocenza. Sono sereno con la mia coscienza, non ho fatto nulla”. Sono le parole dell’ultima lettera di Salvatore Parolisi inviata in posta elettronica, poche ore prima del suo arresto, al giornalista Antonio Delitala.

Parole lette dallo stesso Delitala in esclusiva nell’edizione delle 12.25 di “Studio Aperto”. Il caporal maggiore ribadisce la sua innocenza e la sete di giustizia per la morte della moglie Melania: “Amavo mia moglie e provo un grande dolore, e sono il primo a chiedere giustizia. Per la giustizia e per far crescere mia figlia accanto a me dandole affetto, sia il mio che quello della madre, la cui perdita e’ enorme sia per me che per mia figlia. Mia figlia è oggi tutta la mia famiglia”.

Intanto, dopo la prima notte in carcere di Marina del Tronto, Parolisi è atteso questa mattina per l’interrogatorio di garanzia da parte del giudice per le indagini preliminari Carlo Calvaresi che gli contesterà le accuse di omicidio volontario aggravato da crudeltà e occultamento di cadavere.

Nel primo interrogatorio, in veste di indagato, il 24 maggio scorso, Parolisi si era avvalso della facoltà di non rispondere, scelta che è stata presa in considerazione dalla procura anche nel formulare la richiesta di custodia cautelare.

Ieri, poco dopo essere entrato nel carcere, Parolisi ha incontrato i suoi avvocati Valter Biscotti e Nicodemo Gentile. Secondo quanto riferito dai legali, il caporalmaggiore continua a proclamarsi innocente dicendo di essere “sereno e con la coscienza pulita”. “L’ordinanza lascia aperti ampi spazi per la difesa”, ha evidenziato Biscotti, aggiungendo: “Salvatore saprà dimostrare la sua innocenza”. Come ha detto il comandante dei Carabinieri di Ascoli, Alessandro Patrizio, la “prova regina” non c’è. Ma all’arresto si è arrivati attraverso una serie di rilievi investigativi concordanti, soprattutto sul versante scientifico.

“Il quadro è indiziario – ha precisato Patrizio – non c’è una prova regina ma la summa degli elementi raccolti nell’ambito delle indagini che sono iniziate e sono continuate dal 18 aprile scorso, emergono elementi pesanti”. Il comandante del provinciale di Ascoli parla di un delitto commesso con “ferocia e violenza”, e secondo il convincimento degli investigatori “la mano omicida è quella del marito”. Non ci sarebbero invece secondo l’opinione di Alessandro Patrizio, elementi per configurare una premeditazione, ma gli elementi raccolti porterebbero a delineare un delitto d’impeto. E soprattutto, non ci sarebbe dna di nessun altro tranne che di Parolisi sul corpo straziato di Melania.

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