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Politica

Raimondi: non è Pdl se decide solo la segreteria provinciale (video)

Di Redazione18 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marcello Raimondi durante il suo intervento

Marcello Raimondi durante il suo intervento

BERGAMO — L’ha presa larga, molto larga, Marcello Raimondi nel suo intervento all’assise degli amministratori del Pdl. Giunto in ritardo per impegni istituzionali, l’assessore regionale ha incentrato gran parte del suo discorso sulle esigenze nazionali, quasi a cercare di ricompattare le file di un partito che mai come oggi, a livello locale, è parso sfilacciato e belligerante. Fronte comune e nemico comune, per evitare di esasperare i toni sulle divergenze interne, dunque.

Il consigliere regionale ha ammesso, con onestà intellettuale, che il momento è estremamente difficile per il partito, per il paese e non solo. “La realtà economica è drammatica. Gli Usa sono a rischio default senza una manovra entro il 2 agosto, la Gran Bretagna è in grande crisi. In Italia ci siamo salvati con una manovra da 70 miliardi di euro, ma noi italiani sappiamo fare grandi cose solo quando dobbiamo far fronte alle tragedie” ha esordito Raimondi.

“Tuttavia – ha argomentato – questa manovra economica è discutibile, perchè le scelte ricadono tutte su un unico blocco sociale: quello del ceto medio che è in ginocchio”. “Abbiamo difeso il posto di lavoro degli operai con ammortizzatori sociali senza precedenti, il posto sicuro degli impiegati della pubblica amministrazione, lo zoccolo duro delle pensioni più basse, però questa manovra la pagheranno i nostri figli e il ceto medio”.

“Dire queste cose – ha proseguito Raimondi- non significa che il governo ha fatto politiche scellerate,ma ci serve a capire cosa sta succedendo in concreto. La politica è capire quanto le scelte ricadono sulla gente”. “Il nostro elettorato soffre dal punto di vista economico e non è più disposto a tollerare i privilegi della casta politica e comportamenti inammissibili per una classe dirigente degna di questo nome”.

“La questione di fondo – spiega l’assessore regionale – é: chi in questo momento è in grado di rappresentare l’area moderata del Paese? Il progetto politico della sinistra, lo conosciamo, e di certo è penalizzante per il ceto medio. Quello del Terzo Polo, l’abbiamo visto anche di recente, alle elezioni si sfalda in mille rivoli perchè è una semplice aggregazione di lobbies. La Lega ha cercato di usare capri espiatori – i rom, gli zingari, gli islamici, gli immigrati – ma non serve perché la gente non ci crede più. E allora chi può proporre un progetto alternativo per il ceto medio del paese? Solo noi”.

“Il lascito di Berlusconi, che si fa da parte per diventare il padre nobile del partito è importante. Il Pdl da partito carismatico sta diventando un partito democratico” ha aggiunto Raimondi scaldando la platea. Ma attenzione: “Non dobbiamo rifare la vecchia Dc. Non è un progetto politico rifare il passato, ma guardare al futuro”.

E il futuro è fatto anche da una nuova struttura per il partito stesso. Nuovo assetto di cui si capirà qualcosa in autunno, “ma nel frattempo qualcosa possiamo già fare qui a Bergamo. Per esempio, individuare dei presìdi nei comuni, uomini di riferimento che abbiano un seguito, su cui costruire. Ma devono essere scelte fatte insieme, con un processo di condivisione. Non sarebbe il Pdl se decidesse solo la segreteria provinciale”.

“In questo momento abbiamo due alternative, che dipendono solo da noi e non da Berlusconi: individuare nuovi percorsi politici e riscoprire la nostra morale, i nostri valori, quelli radicati nella società bergamasca, uniche risorse per uscire da questa crisi”.

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