iscrizionenewslettergif
Politica

Pdl, Pagnoncelli e Saffioti vicini alla resa dei conti

Di Redazione18 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli nella sua arringa al segretario provinciale Saffioti

Marco Pagnoncelli nella sua arringa al segretario provinciale Saffioti

BERGAMO — Chissà cosa arriverà al coordinatore regionale Mario Mantovani, che doveva esserci ma non c’era. Chissà se gli giungeranno all’orecchio versioni edulcorate dei fatti oppure l’atmosfera da ok Corral che si respirava sabato mattina alla riunione degli amministratori del Pdl provinciale, nella calura della Casa del giovane.

Di certo, Angelino il salvatore, evocato da tutti i pidiellini, il miracolo a Bergamo non l’ha ancora fatto. E l’eterna guerra interna fra Marco Pagnoncelli e Carlo Saffioti è esplosa in tutta la sua veemenza, con la richiesta ufficiale di dimissioni dell’attuale coordinatore/commissario bergamasco. La prima così diretta e palese.

Dopo la tregua armata delle elezioni e l’evanescente “laboratorio” di Treviglio (dove Pdl e Lega hanno espresso un candidato vincente ma percepito come “estraneo” dai trevigliesi), la sostanziale batosta nel resto della provincia ha fatto emergere tutti i malumori verso la conduzione “verticistica” del partito.

E’ una specie di “dittatura morbida” quella che, secondo i detrattori, Saffioti avrebbe imposto agli amministratori locali e alla presunta maggioranza del Pdl che fa riferimento all’altrettanto presunto asse Pagnoncelli-Raimondi-Carrara. “Dittatura” che, alla luce dei risultati, in molti non sono più disposti a tollerare.

Mancanza di democrazia interna, nomine non condivise con alcuno, decisioni calate dall’alto su un territorio che non le ha mai accettate. Sono questi i mali rinfacciati alla segreteria Saffioti. Una segreteria che quando parla di territorio dà la sensazione di essere poco credibile. Soprattutto se cade in gaffe come quella che andiamo a descrivervi: Saffioti ringrazia Basilio Mangano, assessore a Treviglio, ma poi non ricorda il nome del consigliere comunale pidiellino, sempre di Treviglio, che gli siede accanto. Una dimenticanza percepita come un distacco dal territorio che molti, in platea, non hanno esitato a stigmatizzare. Meno polemiche interne e più idee, ha attaccato Saffioti. Meno parole e più fatti, gli ha risposto secco Pagnoncelli.

Lo hanno detto un po’ tutti nei loro interventi, seppur con toni ed espressioni differenti: il partito così non va. Persino i giovani. E se dal canto suo Matteo Oriani ha preso le difese del coordinatore ed attaccato Pagnoncelli sulle consulenze – stop agli incarichi regionali da 100mila euro, ha detto – suscitando l’applauso dei safiottiani, è toccato ad Alessandro Sorte provare a proporre qualcosa di nuovo. Nella sua analisi “spregiudicata” delle cose che non vanno nel partito auspica il rinnovo della giunta e del coordinamento provinciale con un passo indietro di chi non partecipa alle riunioni, regole e sanzioni, e feste provinciali per rendere popolo il Popolo della Libertà. E al dottor Saffioti dice in faccia che no, le correnti non sono un male se non si trasformano in cancro. La risposta del coordinatore è sibillina: esercizio abusivo di professione medica.

Altissima tensione, dunque, fra il segretario e il resto del partito che tentava la spallata: sintomatica l’analisi, pesantissima, del ciellino Cerea. E mentre Raimondi evitava accuratamente di affondare il colpo, Fontana, come nel suo stile, evitava di farsi coinvolgere nella diatriba e volava alto, parlando di esigenza di rinnovamento. Ma l’attenzione restava tutta sulla spaccatura interna, sanabile solo con un drastico ravvedimento “democratico”, che in politichese prende il nome di unità: leggi scelte condivise.

Simbolo di questa pericolosa frattura è stato il colpo di teatro inscenato al termine del discorso di Pagnoncelli. Ebbene, dopo la richiesta di dimissioni e la discesa dal palco dell’ex segretario di Forza Italia, gli amministratori che fanno a lui riferimento hanno abbandonato in massa l’aula. Una dimostrazione plateale, ma è un fatto che la sala si sia svuotata per oltre la metà.

Un terribile uno-due. Gancio e uppercut per dirla in termini pugilistici. Un attacco frontale, mai registrato prima. Forse inatteso dallo stesso Saffioti che, pur essendo un grande incassatore, è sembrato in evidente difficoltà. Intontito, quasi sotto choc, ha abbozzato risposte evanescenti e problemi di comunicazione. Mentre il suo vice Pietro Macconi, anch’egli chiamato in causa da Pagnoncelli, si perdeva fra citazioni di Sacre scritture e riferimenti a Obelix.

LEGGI ANCHE
Pagnoncelli, ultimatum a Saffioti: unità o dimissioni
Cerea rincara la dose: la nostra gente è furiosa
Raimondi: non è Pdl se decide solo la segreteria provinciale
Fontana: il Pdl verso il Ppe, dialogo con l’Udc

Fontana: il Pdl va verso il Ppe, dialogo con l’Udc

Gregorio Fontana durante il suo intervento BERGAMO -- "L'obiettivo deve essere chiaro: vincere alle prossime elezioni. Dobbiamo attrezzarci nelle amministrazioni e ...

Calderoli, la riforma: meno parlamentari e pagati a presenza

Roberto Calderoli ROMA -- Tutti ai ripari, e di corsa, perché nel paese tira aria di rivoluzione. ...