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Bergamo

Medici: col blocco delle retribuzioni perderemo 30mila euro

Di Redazione13 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Tempi duri anche per i medici

Tempi duri anche per i medici

BERGAMO — “La manovra è fortemente penalizzante verso la Sanità ed in particolare verso i medici a cui già da anni sono chiesti grandi sacrifici professionali ed economici”. Lo sostiene l’Umi (l’Unione medici italiani) che sottolinea come per i medici pubblici che operano per il servizio sanitario nazionale, sia a rapporto convenzionale sia a dipendenza, non è previsto nessun aumento.

Dal primo gennaio 2010 le retribuzioni sono ferme. E lo resteranno almeno fino al 31 dicembre 2014. “Misure così pesanti non sono mai state prese nel passato. Per essere più chiari diciamo che le retribuzioni non saranno rivalutate secondo i tassi d’inflazione programmata – sottolinea una nota dell’Umi -. Si è calcolato che la mancata rivalutazione comporterà la perdita di circa 30mila euro complessivi dal 2010 al 2014 considerando l’inflazione del 2010 all’ 1,6 per cento e quella del 2011 del 2,60 per cento. Tale somma sarà persa per sempre perché non è prevista nessuna misura di recupero nel 2015 dei cinque anni precedenti”.

“A questa misura si aggiunge la decurtazione per tutti del 5 per cento per l’eccedenza del reddito lordo superiore ai 90mila euro – prosegue il documento -. La situazione è ancora peggiore per i medici convenzionati ed in particolare per i medici di famiglia che al blocco economico degli emolumenti dovranno aggiungere il danno dell’aumento delle spese di gestione dell’attività professionale ( studi, auto, ecc…) che al contrario continuano a crescere. In queste condizioni sarà inevitabile bloccare tutte le iniziative per il miglioramento del servizio ai cittadini se non completamente coperte finanziariamente dalle Regioni”.

“Il timore – sottolinea il presidente dell’Umi Francesco Falsetti – è che sarà difficile poter mantenere gli attuali livelli organizzativi del servizio che rischia pertanto di peggiorare specie nelle città dove i costi sono più elevati. Anche l’impegno economico personale dei medici, compresi quelli a rapporto di dipendenza, per l’aggiornamento e la formazioni professionale sarà ridotto anche le concomitanti riduzione delle detrazioni fiscali. Il sostegno economico delle Ditte Farmaceutiche verrà meno per altre misure verso queste ultime”.

“Questa perdita – prosegue Falsetti – peserà per gli anni a venire e penalizzerà anche le pensioni future per i minori contributi versati agli enti previdenziali oltre che sulla liquidazione. Tutte le pensioni in atto ( comprese quelle ENPAM) saranno anch’esse penalizzate per il blocco della rivalutazione automatica, blocco al momento confermato”.

“Questo pesantissimo sacrificio economico richiesto ai medici dirigenti ( ed anche ad altri settori della Pubblica Amministrazione) è aggravato dai continui compiti burocratici e spesso impropri (vedi esenzioni per reddito) che continuano ad essere imposti da Governo, Regioni ed Aziende in maniera sconsiderata senza il rispetto delle regole e senza il sostegno di adeguati mezzi come è il caso dell’informatizzazione delle certificazioni di malattia. Non si prevede neppure un miglioramento futuro delle condizioni lavorative vista che non si vuole incidere sulla classe dirigente politico-amministrativa che mantiene ancora grandi privilegi e ciò anche in Lombardia dove verifichiamo esempi a livello regionale ed aziendale di arroganza ed assoluta mancanza di trasparenza”.

“In queste condizioni assisteremo al peggioramento (già in atto) delle prestazioni sanitarie nel loro complesso non avendo il personale medico più possibilità di assecondare le scelte politiche sempre più configgenti con quelle della deontologia professionali e tali da non garantire più ai cittadini livelli minimi di assistenza anche nei servizi di base e di urgenza-emergenza ( per es. Pronto Soccorso, ecc…)”.

L’Umi ritiene di dissociarsi dalle scelte politiche denunciando ai cittadini la situazione di progressiva inadeguatezza organizzativa e finanziaria di cui i medici non sono assolutamente responsabili. “Invitiamo i cittadini a considerare che i medici sono ormai costretti ad operare con regole imposte dalla politica che puntano al risparmio economico e non alla tutela della salute come ben è stato evidenziato dalla sentenze della Corte di Cassazione di questa primavera. I medici sono sempre più vittime, insieme ai malati, di un sistema più limitato ed ampiamente carente di mezzi e personale: in Lombardia mancano non meno di 3000 medici dipendenti.
In queste condizioni l’erogazione dell’assistenza è sempre più spesso affidata a gestori privati (Cliniche, CReG, ecc…) a costi ridotti”.

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