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Melania: basterà il navigatore per incastrare Parolisi?

Di Redazione11 luglio 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Salvatore Parolisi e Melania Rea

Salvatore Parolisi e Melania Rea

ASCOLI PICENO — Ottanta giorni di lavoro. I migliori reparti d’investigazione scientifica. Decine di testimonianze. Alcuni indizi importanti. Ma alla fine, nella vicenda della morte di Melania Rea, in cui risulta come unico indagato per omicidio volontario il marito Salvatore Parolisi manca la prova determinante. Quella in grado di mettere direttamente il caporalmaggiore dell’esercito davanti alle sue responsabilità.

Quella prova potrebbe venire dal navigatore dell’auto sequestrata la settimana scorso all’indagato. L’apparecchio è stato trovato nell’abitazione del militare. Nella sua memoria profonda, potrebbe aver registrato gli spostamenti di Parolisi il giorno dell’omicidio, il 18 aprile scorso. Melania, secondo il racconto del marito, è scomparsa da Colle San Marco, in provincia di Ascoli, per essere ritrovata due giorni dopo a 18 chilometri di distanza, nel bosco delle Casermette, in provincia di Teramo. Nessuno ha confermato la presenza della famigliola – marito, moglie e figlioletta – a Colle San Marco. Ed è chiaro che una distanza del genere può essere stata coperta solo in auto. Quindi se il marito c’entra in qualche modo con l’omicidio, il navigatore potrebbe indicarlo. Sempre che l’abbia tenuto acceso. Perché in caso contrario serviranno analisi molto più lunghe per scoprire cosa contiene la memoria dell’aggeggio.

Memoria che potrebbe anche dire che Parolisi non ha mentito. E allora le indagini sarebbero punto e a capo. Perché l’inchiesta, dopo i primi giorni, pare aver imboccato una pista unica: quella del caporalmaggiore. Parolisi non è simpatico all’opinione pubblica, soprattutto per i tradimenti ripetuti nei confronti della moglie, occultati in maniera maldestra anche ai giudici e poi finiti su tutti i giornali d’Italia, come altri episodi (vedi cellulare dell’amante raccolto nel campo). Ma su una cosa sola Parolisi non ha mai avuto sbavature: la moglie. “L’amavo e non l’avrei mai uccisa” ha dichiarato all’infinito. Era, in fin dei conti, la madre della sua unica figlia. E un padre, per quanto “farfallone”, difficilmente arriva a un gesto del genere. E poi come come ha fatto – e la domanda la giriamo agli esperti di comportamentismo – il militare gaffeur a non incappare mai, durante questa terribile guerra di nervi con la procura, nel classico scivolone sulla moglie? Parolisi si è sempre dichiarato innocente. Tranquillo e innocente. I suoi avvocati dicono che “è sottoposto continuamente a una gogna mediatica”. Eppure, lui, dopo 80 giorni d’indagini, prosegue con la sua versione: “Sono tranquillo, Melania non l’ho uccisa io”.

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