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Bergamo

Tempi grigi per i dentisti: ricavi a picco

Di Redazione30 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Un dentista

Un dentista

BERGAMO — La crisi si fa sentire anche per una categoria, quella dei dentisti, considerata a torto o a ragione fra le più ricche del paese. Secondo i dati diffusi dall’Andi (l’Associazione nazionale dei dentisti italiani) il 45 per cento dei professionisti ha denunciato un decremento dei ricavi professionali nel 2010 rispetto al 2009 pari al 30 per cento circa.

La gente non ha soldi in tasca. Di conseguenza prima di andare a spendere tanti quattrini ci pensa eccome. Anche perché i prezzi, normalmente, non sono proprio modici. Se non è indispensabile, tutto è rimandato a tempi migliori. E così un terzo dei dentisti si dichiara “sottoccupato”, soprattutto i giovani e i più anziani. La ragione è da ricercarsi in una “pazientela numericamente insufficiente” come dimostrato anche dal saldo negativo di 2.500.000 accessi “in meno” rilevato alla studio elaborato da Key-Stone.

Rispetto a tale scenario gli onorari dei dentisti sono rimasti invariati dal 2008 in poi, con fenomeni addirittura di contrazione degli stessi per cercare di rimanere competitivi e nonostante un incremento dei costi di gestione dello studio. Anche per questo motivo l’indagine messa a punto dal Servizio Studi Andi conferma il dato tendenziale per cui i dentisti sono portati (10 per cento) a concentrare ed ottimizzare la propria attività in un unico studio, alienando quegli studi secondari che, complice la riduzione della domanda, risultano essere improduttivi.

A fronte di questa congiuntura sfavorevole oramai divenuta perdurante, la professione tende a reagire con varie strategie così articolate: il 63,9 per cento dei dentisti punta sulla maggiore efficienza degli studi; il 54 per cento accresce il capitale professionale investendo nelle proprie capacità; il 43,6 punta a risparmiare sulle spese di studio; il 35,6 ricerca collaborazione con altri studi e si associa con altri dentisti; il 31,9 investe nello studio per aumentare la gamma delle cure praticate; il 17,4 rivede le tariffe; il 16 ricerca collaborazione con l’odontoiatria pubblica.

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