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Politica

Lega: tutti i segreti del “cerchio magico”

Di Redazione23 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Umberto Bossi e Rosy Mauro

Umberto Bossi e Rosy Mauro

BERGAMO — Il nome è fra l’esoterico e l’infantile. Ma gli effetti si fanno sentire eccome. Il “cerchio magico”, sovrastruttura leghista creata dalla famiglia per gestire al meglio le azioni di Umberto Bossi, ha poco di misterioso e molto di pericoloso per la sopravvivenza della Lega stessa.

Il nome è stato preso in prestito da un rituale neopagano che fonda le sue radici addirittura nell’antica Babilonia. Tuttavia, nella politica leghista ha tutt’altra connotazione. Si tratta, in sostanza, di un gruppo di persone scelte dalla moglie di Bossi, Manuela Marroni, che all’indomani dell’ictus capitato al marito ha deciso di mettere nelle mani di una ristretta cerchia le sorti del partito, designando Renzo Bossi come legittimo successore del padre. Il che nei primi tempi della malattia non ha impensierito più di tanto i colonnelli della Lega, dal momento che a comandare era pur sempre il Senatur in persona. Ma con il passare degli anni, Bossi senior ha perso progressivamente il suo carisma, tanto che oggi il “cerchio magico” ne condiziona direttamente le scelte.

Di questa “congrega” fanno parte, oltre alla moglie e al Trota, l’inseparabile “badante” di Bossi, Rosy Mauro, leghista venuta dal Salento, fondatrice del sindacato padano e vicepresidente del Senato. E poi Marco Reguzzoni, capogruppo alla Camera (e genero di Francesco Speroni), Federico Bricolo, capogruppo al senato, Davide Caparini, e l’amministratore delle finanze del partito Francesco Belsito.

Si devono a questa ristretta cerchia di persone la maggioranza delle iniziative che hanno fatto storcere il naso alla base del movimento in questi anni. Due esempi: la candidatura di Renzo Bossi a consigliere regionale (stipendio superiore ai 10mila euro/mese), le nomine dei figli di Bossi Riccardo e Franco a portaborse al parlamento europeo (decisamente ben retribuiti). Iniziative che, una volta finite sui giornali, non sono piaciute per niente ai leghisti della prima ora, quelli puri.

Ma a livello politico, a turbare di più i colonnelli della Lega, quelli che un seguito decisamente nutrito sul territorio ce l’hanno (Maroni, Calderoli, Stucchi, Giorgetti) dopo anni di militanza, è stata l’invasione di campo nella gestione del partito. Le candidature vengono scelte dal “cerchio magico”, le nomine al governo vengono decise dal “cerchio magico”, le decisioni che contano vengono prese dal “cerchio magico” e dalle sue ramificazioni. Se poi i risultati alle elezioni sono quelli che sono, è evidente che scoppi una guerra interna molto pericolosa. I colonnelli, oltre a reclamare il loro ruolo nell’attuale e nella futura Lega, non sono più disposti a tollerare ingerenze del “fantastico entourage”, che rischiano di trascinare il partito a fondo. Mentre Rosy Mauro ha tentato il blitz per tagliare la testa al segretario della Lombardia Giorgietti e succedergli, dopo essere arrivata a comandare in Liguria e in Emilia.

E così dopo Pontida si è scatenata la battaglia. “Hanno fatto il lavaggio del cervello al capo” hanno detto i maroniani dopo la conferma di Reguzzoni a capogruppo alla Camera. E dire che 49 leghisti su 59 i leghisti avevano firmato la richiesta di convocazione del gruppo per fare il ribaltone (primo firmatario Maroni) e lanciare Stucchi. Un blitz che doveva rimanere coperto fino all’ultimo, ma è stato spifferato ai giornalisti per mettere Bossi nelle condizioni di fermare l’operazione.

Dall’altra parte, ovviamente, il “cerchio magico” rivolta le accuse sostenendo che Maroni è sempre lo stesso: “Quello del ‘94: vuole fare un blitz e prendersi il partito. Solo che allora era appiattito su Berlusconi, ora invece si intesta tutti gli umori antiberlusconiani”.

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