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Retroscena Pdl, Pagnoncelli: la segreteria di Saffioti non è a rischio

Di Redazione22 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Marco Pagnoncelli

Marco Pagnoncelli

BERGAMO — “Non è il momento di strappi, ma quello di fare squadra e recuperare il terreno perduto. L’analisi del dopo elezioni va bene, ma ora serve una disponibilità a una gestione unitaria del partito, che alle parole faccia seguire i fatti”. E’ chiaro il messaggio di Marco Pagnoncelli all’indomani della riunione del coordinamento provinciale del Pdl che ha analizzato i risultati elettorali e l’azione delle segreteria provinciale.

E’ stata una serata tesa, di aspro confronto quella di lunedì sera, come d’altronde deve essere in un partito vero. Presenti 20 componenti su 63 invitati, ogni gruppo che compone la variegata galassia del Pdl provinciale ha espresso la sua opinione sui risultati alle amministrative. Elezioni che hanno visto il partito vincente a Treviglio, ma in grosse difficoltà negli altri paesi della Bergamasca: Ponte, Cologno, Costa Volpino, Caravaggio e non solo. E su questo Pagnoncelli ha voluto essere chiaro: “Ci sono state – dice – delle responsabilità nelle sconfitte, ma non è un cambio nelle segreteria che ci farà recuperare in poco tempo il radicamento territoriale. Serve lo sforzo di tutti, e sottolineo di tutti, per risalire la china. Decapitare e rinominare la classe dirigente locale non basta, anche perché i nuovi dirigenti locali non s’inventano da un giorno all’altro. Abbiamo visto degli amici messi in un angolo a livello provinciale ma che continuano ad avere un ruolo importante a livello comunale. Da questo dobbiamo ripartire”.

Quanto all’azione del coordinatore provinciale Carlo Saffioti, uno dei nodi sul tavolo, Pagnoncelli indica la strada maestra del congresso: “La segreteria in questo momento non è a rischio, per quanto mi riguarda. Ma questo partito va rinnovato attraverso nomine che vengano dal basso, ovvero attraverso quella consultazione democratica che si esprime attraverso un congresso. Introdurre nuove nomine dall’alto è un errore che abbiamo già fatto e un rimedio che rischia di essere peggiore del danno”.

Durante la riunione del coordinamento, Cl ha tenuto una posizione piuttosto defilata. Assente Marcello Raimondi, impegnato in una seduta di giunta in Regione, è spuntata una lettera dell’assessore che si dice contrario a nuove nomine dall’alto, per paventando la possibilità di nomine dirette dei coordinatori comunali. Più critica invece la posizione dell’ex An Mario Gandolfi che ha parlato di “risultati disastrosi”. E qui è tornato alla luce uno dei problemi che stanno alla radice di questo partito, nato dalla fusione a freddo di due anime molto diverse: “Il potere d’interdizione di entrambi i partiti che costituiscono il Pdl (Forza Italia e An) – ammette Pagnoncelli – ha limitato l’azione propositiva sul territorio”.

Problema politico non di poco conto. Che fa il pari con l’assenza di effettiva democrazia a livello locale e non solo. Per un partito che è alla mercé delle bufere nazionali, recuperare il rapporto con il territorio non sarà affatto semplice. Ma su una cosa concordano in molti: non è più tempo di nomine calate dall’alto. Lo sostiene anche Gianni D’Aloia che nella sua analisi ha suggerito d’interpellare alcuni costituzionalisti per dare al partito bergamasco regole proprie. Regole proprie che però non hanno convinto tutti. Anche perché c’è il rischio effettivo che possano interferire con quelle che arriveranno dal nazionale, rischiando di rompere definitivamente un giocattolo già claudicante.

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