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Politica

Leader centrodestra: vince Fontana, ma quante rivalità

Di Redazione20 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gregorio Fontana, in piedi, e Giorgio Jannone

Gregorio Fontana, in piedi, e Giorgio Jannone

BERGAMO — Il nostro sondaggio sul leader di un potenziale nuovo partito moderato di centrodestra a Bergamo ha dato il suo esito. Cinquemila lettori hanno deciso che la classifica dei preferiti vede al primo posto Gregorio Fontana con il 30,9 per cento dei voti, seguito a distanza di 10 punti da Enrico Piccinelli (21,2 per cento) e dalla senatrice Alessandra Gallone (17,8).

Al quarto posto, a pari merito (circa il 6,4 per cento), il coordinatore provinciale del Pdl Carlo Saffioti e il primo fondatore di Forza Italia a Bergamo, Gianantonio Arnoldi. Al sesto posto Marco Pagnoncelli (3,6), seguito da Marcello Raimondi e Mirko Tremaglia (con circa il 2,5 per cento). Mentre al nono e al decimo posto ci sono il presidente della Compagnia delle Opere Rossano Breno (1,9) e Franco Massi, esponente dell’Udc, che coglie un inatteso piazzamento, con l’1,7 per cento dei voti.

Il sondaggio ha tenuto banco per almeno tre giorni suscitando un acceso dibattito dentro il centrodestra bergamasco. Ora, a bocce ferme e senza pretese di scientificità, proviamo a fare due considerazioni. La prima è che al di là dell’effettivo consenso in cabina elettorale, ci sono alcuni esponenti del centrodestra attuale che sanno catalizzare il voto giovane, più avvezzo a internet, in maniera decisamente maggiore rispetto ad altri. Il che significa che con l’accresciuta importanza della rete per la diffusione delle idee e la creazione del consenso partono decisamente favoriti in un’eventuale vera competizione. Onore al merito di saper guardare al futuro, anche grazie alla scelta di giovani assistenti capaci di utilizzare in pieno quanto offre la tecnologia.

In secondo luogo, nonostante si parlasse di un nuovo soggetto politico, sono emersi i vecchi difetti della nostra classe dirigente. Non lo ammetteranno mai, ma dietro le quinte abbiamo assistito a una gara vera, fatta più sull’avversario che pensando a un nuovo partito di centrodestra. Ovvero, per molti esponenti l’importante non era cercare di scalare il più possibile la classifica per misurare il proprio bacino elettorale in rete, quanto battere il principale “nemico” e piazzarsi davanti a lui. Il lupo perde il pelo ma non il vizio. Ma tranquilli, secondo quanto dicono tutti, “è stato solo un gioco…”

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