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Politica

Pontida, la base grida “secessione” ma Bossi frena

Di Redazione20 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Calderoli e Bossi a Pontida

Calderoli e Bossi a Pontida

PONTIDA — Moderato ma con brio. Se dovessimo utilizzare termini musicali per definire l’adunata della Lega sul pratone di Pontida non potremmo utilizzare termini migliori. I toni utilizzati da Bossi e soci sul palco sono stati tutto sommato moderati, ben al di sotto delle “sparate” che si aspettava il nutrito pubblico leghista. Tanto che il leader del Carroccio ha dovuto più volte interrompere il suo discorso, perché la platea gli urlava: “Secessione, secessione”. E solo dopo queste grida sono arrivate alcune frasi forti di quelle che piacciono tanto alla pancia del partito ma che sortiscono il solo effetto di galvanizzare la folla.

Sì perché dal punto di vista politico le richieste del vertice della Lega sono state tutto sommato limitate, con il freno a mano per non staccare la spina a un governo considerato come “unica possibilità altrimenti vince la sinistra”. Come prevedibile dunque nessuno strappo, anche se ”Berlusconi non dia nulla per scontato, dalla Lega può arrivare uno stop” e ”Tremonti, se vuole i nostri voti per i suoi provvedimenti, trovi un modo per ridurre la pressione fiscale che mette in ginocchio il Nord”.

Due avvertimenti per il prosieguo della legislatura. Dal tradizionale raduno del Carroccio la leadership di Berlusconi esce ”in discussione” anche se solo ”per le prossime elezioni”. Mentre Tremonti per la prima volta riceve qualche critica del senatur, ovvero da colui che l’ha sempre difeso quando il responsabile dell’Economia è stato messo in discussione dai colleghi di governo.

Cartelli più che eloquenti

Cartelli più che eloquenti

A Pontida si svolge tutto secondo copione. Si dà il via alla raccolta di firme per ”territorializzare” i ministeri e si prendono le distanze da Berlusconi, divenuto un alleato scomodo. Ma non per questo si rompe con lui. Anzi, onde evitare fraintendimenti e’ proprio Bossi a spiegare che ”non e’ il momento di andare al voto perche’ vincerebbe la sinistra”. E’ l’unico momento in cui il “pratone” dove ci sono decine di migliaia di persone mugugna un po’.

E poi le proposte, affidate a Maroni e Calderoli. Il primo chiede uno ”stop alla guerra in Libia per fermare l’arrivo di clandestini”; il secondo annuncia l’avvio della raccolta di firme per lo spostamento dei ministeri sul territorio (”Berlusconi aveva firmato poi se l’è fatta sotto”, dice Bossi) ed indica le condizioni della Lega per il prosieguo della legislatura: dodici punti da realizzare nei prossimi 180 giorni. Si va dalla riforma del fisco alla riduzione delle missioni militari all’estero, dal dimezzamento del numero di parlamentari, alla revisione del patto di stabilita’ alla soluzione definitiva del problema delle quote latte.

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