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Italia

Melania, nessun mostro: si stringe il cerchio intorno all’assassino

Di Redazione20 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Gli investigatori sul luogo del ritrovamento

Gli investigatori sul luogo del ritrovamento

ASCOLI PICENO — Gli inquirenti ne sono convinti: non ci sono mostri o criminali occasionali dietro l’omicidio di Melania Rea, la giovane mamma di Somma Vesuviana trovata morta nel bosco delle Casermette, in provincia di Teramo il 20 aprile scorso. Si stringe dunque il cerchio intorno al potenziale assassino.

“Abbiamo raccolto nuovi elementi sulla vicenda, legati in particolare a quanto accaduto il 18 aprile, con dei riscontri che ora sono al vaglio dei magistrati. Saranno loro a decidere, confrontandoli agli elementi precedentemente verificati, che cosa fare e in quale direzione agire”, ha detto all’agenzia di stampa Agi il comandante provinciale dei carabinieri di Ascoli Colonnello Alessandro Patrizio.

L’ufficiale dell’Arma non conferma direttamente che questi nuovi elementi vadano a rafforzare la pista battuta da tempo dagli investigatori, cioè quella delle presunte responsabilità nell’assassinio del marito di Melania, il caporalmaggiore Salvatore Parolisi, ma sottolinea: “Altre ipotesi investigative, come quella dell’operato di mostri o di omicidi o criminali occasionali, non trovano riscontri”.

Dalle parole del comandante dei Carabinieri emergono altri dati importanti. “La zona dove il cadavere è stato rinvenuto è compatibile con il luogo del delitto”. A breve, inoltre, sono attesi i risultati definitivi dei due esami autoptici effettuati sul corpo di Melania all’obitorio di Teramo, e coordinati dal medico legale marchigiano Adriano Tagliabracci. “L’esito di questi esami potrà chiarire dove è stata uccisa la donna, con quali e quanti colpi e quali sono stati quelli mortali o meno”.

Intanto, nei giorni scorsi è emerso che il cellulare recuperata in un campo dopo oltre un mese e mezzo da Salvatore Parolisi era di sua proprietà. Lo utilizzava per chiamare Ludovica Perrone, la sua amante di Sabaudia, e soldatessa da lui addestrata nella caserma Clementi di Ascoli, che ora è in servizio come carrista a Lecce.

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