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Italia

Melania, il marito ammette: ho buttato io il telefonino

Di Redazione17 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Salvatore Parolisi

Salvatore Parolisi

ASCOLI PICENO — “Ora basta con queste storie del tradimento. Io mi sono disfatto di questo telefono, non ho nulla da nascondere”. Nuovo colpo di scena nella vicenda di Melania Rea, la giovane mamma di Somma Vesuviana assassinata il 18 aprile scorso. Il marito Salvatore Parolisi, in un’intervista a Quarto Grado che andrà in onda questa sera, spiega di aver buttato vicino al campo sportivo il cellulare che usava per parlare con Ludovica, la donna con la quale avrebbe avuto una relazione.

“Ho dichiarato a tutta l’Italia di aver tradito mia moglie. Ora basta. Si ripete sempre la stessa cosa. Sì, me ne sono liberato di quel telefono, non l’ho spaccato. L’ho buttato perché volevo staccare da tutte queste accuse che mi stanno facendo” ha detto Parolisi.

”Sì, sì l’ho buttato li’ – dice -. Ma non ha un senso per me. Basta con queste insinuazioni nei miei confronti”. “Non l’ho spaccato, non ho tolto la scheda. Me ne sono semplicemente liberato per non avere più nessun legame con questa storia. Non è mai stato acceso e usato – prosegue -. Una persona viene messa alla berlina. Basta con queste storie basta. Non ho nessun interesse per questo telefono. Mi si accusa sempre ma di cosa? Basta. Il tradimento non è un reato. Basta”.

Secondo Parolisi, visto da un testimone mentre recuperava il telefonino da un campo a poca distanza da Folignano, un mese e mezzo dopo la morte della moglie, il cellulare non conteneva niente di compromettente: ”Solo il fatto che era collegato all’altra persona e basta. Cosa altro poteva contenere un telefono? Lo usavo solo per chiamare l’altra persona per cui non vedo cosa possa contenere di altro”.

Riguardo all’arresto di Laura Titta, una soldatessa indagata per i suoi collegamenti con un boss della N’drangheta, Laura Titta, nella stessa caserma in cui lavora Parolisi, il marito di Melania sottolinea: “Non ricordo di aver mai conosciuto questa ragazza, ne posso dire che sia stata una mia allieva o meno, perché a me ne passano tante e non mi ricordo tutti i nomi. Il cognome non mi dice niente, non penso di averla mai incontrata. Non penso sia una mia allieva”.

E sul movente del delitto della moglie, Parolisi chiede di far “fare agli inquirenti il loro lavoro, senza mettere altre confusioni. Una volta si parla di donne, una volta di tradimenti strani. Io voglio la verità come tutta la famiglia – sottolinea -. Portateci chi è stato però senza degenerare. Gira sempre tutto intorno a me. Che io sia la causa di tutto? Io non lo so. Però basta”.

“Io già vivo di rimorsi per quello che ho fatto a mia moglie, l’ho tradita, non è facile ammettere di aver tradito la propria moglie in pubblico – aggiunge -. Non posso stare qui a dire o fare qualcosa di cui non conosco l’esistenza. Per me è una cosa astratta, può essere una cosa riconducibile, può essere una cosa effettiva, può essere il mio migliore amico, può essere stato chiunque”. “Ho tradito mia moglie, ma non l’ho ammazzata”, conclude.

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