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Politica

I referendum sono un presa per i fondelli: vi spiego perché

Di Redazione15 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Striscione per i referendum

Striscione per i referendum

BERGAMO — Riceviamo e pubblichiamo questa riflessione sui referendum da parte di un lettore di Bergamasera.

“Scrivo questa riflessione sui referendum perché ho il timore che qualcuno non sia al corrente di quanto segue. Il referendum è uno strumento di democrazia popolare, che serve cioè per far partecipare attivamente i cittadini alla vita politica. Serve in altre parole a far sì che il popolo eserciti quella sovranità che, in teoria, l’articolo 1 della Costituzione gli attribuisce.

Il referendum può essere di vari tipi: consultivo(cioè si chiede un parere all’elettorato ), abrogativo (per cancellare una legge esistente), propositivo (per proporre una legge nuova).

Il referendum più importante è quello propositivo, che però non è ammesso dalla nostra Costituzione. L’altro referendum, meno importante del precedente, ma che comunque potrebbe avere un ruolo decisivo nella vita politica, è quello consultivo. Anche questo non ammesso.

Questo tipo di referendum sarebbe importante perché, una volta che la maggioranza dei cittadini si sia espressa a favore o contro un certo provvedimento, il governo o il parlamento che poi approvassero provvedimenti di senso contrario farebbero una pessima figura. L’unico referendum ammesso da noi è quindi quello abrogativo, la cui utilità funzionale e strutturale, avendo cura di leggere la normativa vigente in una chiave costituzionalmente orientata, può essere sintetizzata come segue: non serve a niente.

Infatti una volta abrogata la legge, il parlamento può sempre approvarne una non identica, ma di contenuto simile. La nostra Costituzione, cioè, prende in giro i cittadini con l’istituto del referendum. Basta ricordare quello che è successo in passato per rendersene conto. Due esempi di come il referendum è una presa per i fondelli per il cittadino nel passato: nel 1993 è stato abolito il finanziamento pubblico ai partiti. Il parlamento non ha battuto ciglio, e ha varato – nello stesso anno (non dopo 50 anni, o 50 mesi) – una legge per il “rimborso elettorale ai partiti”. Nel 1995 venne abrogata la norma che faceva della Rai un servizio pubblico. Ma la Rai continua imperterrita a far pagare il canone ai cittadini.

Non a caso negli ultimi anni le urne sono andate quasi deserte e non si è raggiunto il quorum necessario. Per qualche decennio il referendum è stato utilizzato per problematiche marginali, ma che comunque avevano una certa logica e che soprattutto interessavano i cittadini sull’aborto, di recente, per screditare del tutto il referendum, e per distruggere i pochi lati positivi di esso, sono stati proposti quesiti privi di significato.

Cosa succede adesso sul referendum sull’acqua, per esempio? Le possibilità sono due: 1) Torna in vigore l’articolo 113 del TU degli enti locali, che permette la gestione dei servizi pubblici anche a soggetti privati (sia pure in collaborazione col soggetto pubblico). Quindi la situazione è identica a prima. 2) Succede che occorre emanare una nuova normativa ad hoc, che però dovrà rispettare i principi comunitari.

A questo punto arriva la beffa finale. Non è l’Italia che vuole la privatizzazione dell’acqua, ma l’Europa, che con varie direttive ha previsto che i servizi locali debbano essere svolti in regime di “concorrenza” E, ovviamente, non esiste la possibilità di abrogare per referendum una legge europea. La privatizzazione dell’acqua, in altre parole, è un fenomeno che diventerà nei prossimi anni sempre più esagerato, ma non per colpa dell’Italia, bensì per colpa dell’Europa”.

LETTERA FIRMATA

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