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Politica

Retroscena Pdl: Saffioti fiuta il “trappolone”, coordinamento rinviato

Di Redazione13 giugno 2011 Decrease Font Size Increase Font Size Dimensione testo Stampa questo articolo
Il coordinatore provinciale del Pdl Carlo Saffioti

Il coordinatore provinciale del Pdl Carlo Saffioti

BERGAMO — Ci sarebbe un tentativo di “agguato”, per carità in senso politico, al coordinatore provinciale Carlo Saffioti all’origine dello slittamento della riunione del coordinamento provinciale del Pdl che si doveva tenere lunedì sera a Bergamo, nella sede di via Frizzoni.

La riunione era dedicata all’analisi del voto alle amministrative. Come noto, a questo proposito dentro il Pdl ci sono due orientamenti. Quello sostenuto da Saffioti (secondo cui il successo a Treviglio giustifica la strategia messa in campo) e quello esattamente opposto, dei critici, che sostengono che la campagna elettorale per le amministrative sia stata un disastro, visti i risultati negli altri paesi della Bergamasca.

Ora, per confrontarsi sulla questione, era stato convocato per stasera il coordinamento provinciale. E invece, dopo una settimana di consultazioni, è arrivata la doccia fredda per chi già affilava le lame: la riunione non si farà. Motivazione ufficiale del rinvio? La concomitanza con il consiglio provinciale che si tiene quest’oggi a partire dalle 15 in avanti, in via Tasso.

Motivazione vera, beninteso. Solo che manca un retroscena che la dice lunga su quanto sta accadendo nel Pdl Bergamo. Ovvero, quello secondo cui Saffioti avrebbe colto la palla al balzo e rimandato tutto per non essere “impallinato” da un tentativo di colpo di mano tramato da Pagnoncelli e soci.

Secondo quanto trapelato, gli assistenti di Saffioti hanno passato giorni e giorni a fare la conta dei potenziali presenti alla riunione del coordinamento (44 componenti in tutto). Ebbene, il rischio era quello che l’assenza di 6-7 persone, dovuta al consiglio provinciale, lasciasse il coordinatore privo della sua maggioranza, alla mercé degli avversari. Con la possibilità che, durante la riunione, spuntasse come d’incanto una mozione di sfiducia che lo avrebbe messo con le spalle al muro. Sì perché va ricordato che Saffioti non è il coordinatore provinciale eletto ma un commissario che, se sfiduciato dal coordinamento, deve rimettere l’incarico alla segreteria di Milano, la quale procederà a una nuova nomina.

Ebbene, nei corridoi del potere si racconta che a far sospettare del “trappolone” in arrivo sia stato l’eccessivo “attivismo” di Marco Pagnoncelli. Per tutta la settimana l’ex segretario provinciale di Forza Italia è stato visto, in luoghi pubblici tutt’altro che segreti del centro città, a confabulare con i suoi uomini e con i nemici di Saffioti. Ad insospettire ulteriormente i Saffioti boys, la paventata assenza alla riunione di alcuni esponenti di spicco della presunta “nuova maggioranza” che avevano dato forfait per lunedì sera, forse per dare la sensazione al coordinatore di avere lo stesso i numeri per spuntarla.

Ma Saffioti, con un buona dose di diffidenza da politico navigato qual è, non ha abboccato. Non se l’è sentita di convocare la riunione del coordinamento, con il rischio di una mozione e dell’apparizione improvvisa degli assenti che lo avrebbero mandato a gambe per aria. Ma se quello di Pagnocelli fosse stato solo un bluff?

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